Rassegna Stampa 03/08/2018

03/08/2018 – MF

Iren cresce e alza le stime di ebitda

Il mol è salito a 505,8 milioni e l’ ad punta a quota 920 a fine anno
Tra l’ allargamento del perimetro e i certificati bianchi (il riconoscimento di titoli di efficienza energetica per gli anni pregressi) il giro di boa del 2018 per Iren si è chiuso con una crescita a doppia cifra di quasi tutti gli indicatori. Mentre i ricavi sono saliti del 6,8% a 1,937 miliardi, grazie all’ ampliamento del perimetro di consolidamento, il margine operativo lordo è balzato a 505,8 milioni, crescendo del 14,4% rispetto ai 442,3 milioni di euro registrati nei primi sei mesi del 2017 e battendo così il consenso Bloomberg a 460 milioni. Come ha sottolineato la multiutility, il grande driver della crescita dell’ ebitda è stato il riconoscimento di titoli di efficienza energetica per gli anni pregressi, dovuti in particolare agli investimenti fatti nel teleriscaldamento che l’ hanno portata a raggiungere la leadership nel settore. A questo va poi aggiunto il contributo ottenuto dall’ attività di consolidamento, all’ interno della quale spicca l’ aggregazione con Acam, la multiutilty di riferimento del levante ligure. La fiducia sulla crescita dell’ ebitda, tra l’ altro, è emersa palesemente durante la conference call di commento ai risultati, quando l’ amministratore delegato Massimiliano Bianco ha indicato una guidance sul margine operativo lordo di fine anno a 920 milioni, cioè di 100 milioni superiore al risultato raggiunto a fine 2017. Il valore, ha precisato Bianco, «comprende 60 milioni di euro di certificati bianchi straordinari e il contributo di 20 milioni di Acam La Spezia per i nove mesi di consolidamento previsto», che salirebbero a 25-26 milioni su base annua. Nel corso della conference Bianco ha, inoltre, ipotizzato un possibile aumento del prossimo dividendo, salvo poi specificare che la valutazione su un ulteriore incremento della cedola è rimandata al piano industriale che sarà presentato a fine settembre. Il pensiero comunque c’ è e rappresenterebbe un ampliamento ulteriore del dividendo, per altro già previsto in crescita del 10% annuo fino al 2022. Detto ciò, la crescita a doppia cifra ha riguardato anche l’ utile netto (+29,2%), arrivato a 187,2 milioni, contro la stima del consenso che prevedeva una bottom line di 151 milioni, merito anche di una migliore gestione finanziaria, dovuta alla diminuzione del costo medio del debito e all’ effetto positivo di minori imposte. Guardando all’ indebitamento finanziario netto al 30 giugno 2018, questo è risultato pari a 2,428 miliardi (2,412 miliardi la stima del consenso), in leggera crescita rispetto al 31 dicembre 2017 per 162 milioni legati all’ impatto delle operazioni di consolidamento, al netto dei quali l’ indebitamento avrebbe segnato un decremento superiore a 100 milioni. Il tutto a fronte di investimenti tecnici lordi in netto aumento del 59% a 164,2 milioni. Dato che, ha specificato Bianco in call, dovrebbe attestarsi a fine anno a 450 milioni. I conti non sono riusciti a sostenere il titolo di Iren a Piazza Affari, seppur in un contesto di calo generale (Milano ha ceduto l’ 1,73%), con la multok satiutility che ha quindi chiuso le contrattazioni in calo del 3,97% a a 2,322 euro per azione. (riproduzione riservata) NICOLA CAROSIELLI

03/08/2018 – Corriere della Sera

L’ asse Giorgetti-Di Maio per «ridurre le ambizioni» dell’ ex manager di Expo

Il retroscena
Il governo sostiene la candidatura, ma solo se unitaria
ROMA La candidatura a tre città va avanti mentre sullo sfondo si continua a trattare: il presidente Giovanni Malagò, il governo e i tre sindaci, due dei quali, Milano e Torino, esplicitamente insoddisfatti dalla prospettiva di correre in una squadra e non, come sognavano, in solitaria. Interlocutore costante di Malagò è il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti. E forse proprio a lui il presidente del Coni si riferiva quando ha voluto precisare che «tutti i 13 punti chiesti dal governo sono stati rispettati». Probabilmente un modo per smarcarsi dalla questione politica scaturita con il passaggio da tre ad un solo dossier per la candidatura italiana. Il fatto, però, è che sulla corsa ai Giochi 2026 si giocano molti interessi politici: quello della Lega e soprattutto dei 5 Stelle. Non a caso Giorgetti ha voluto ribadire la volontà dell’ esecutivo di sostenere la candidatura, ma solo a patto che «le città interessate rinuncino a una parte significativa di ambizioni», un messaggio che è sembrato diretto proprio ai sindaci delle città deluse dalla corsa a tre (e da ieri anche la Valle d’ Aosta vorrebbe entrare in squadra). Non è un mistero, infatti, che la sindaca Chiara Appendino avrebbe voluto una candidatura solitaria per Torino, è stata lei stessa a dirlo esponendosi pure alle contestazioni della sua maggioranza in Comune: su questo il vicepremier Luigi Di Maio si è speso molto, ma poi è dovuto tornare su posizioni meno assolute quando si è visto costretto a mediare rispetto alla posizione del Carroccio. Per la Lega, del resto, quella dell’ Olimpiade potrebbe essere una carta da giocare in chiave elettorale non appena si porrà il problema di scendere in campo per il sindaco di Milano alla scadenza del mandato di Giuseppe Sala, tra tre anni. Su questo Giorgetti si muoverebbe in tandem con il governatore della Lombardia Attilio Fontana, che è anche suo caro amico e che ha preso parte alla polemica politica chiedendo a gran voce «chiarezza sulla governance», per altro la stessa richiesta di Sala. Per il governo, infatti, è pacifico che alla fine, passata la fase del lancio della candidatura, dovrà esserci una città “capofila”, anche se, al momento, lo stesso Malagò avrebbe deciso di non sbilanciarsi proprio per andare incontro alle esigenze dell’ esecutivo nella speranza di ottenere l’ appoggio alla riconferma al vertice del Coni. Il ragionamento che fa Sala, invece, punta sul pregresso felice dell’ Expo milanese, non a caso più volte citato in questa due giorni di botte e risposte Roma-Milano-Torino. Una città, un grande evento dal respiro internazionale e le redini in mano ad una figura di garanzia che gestisca la logistica, gli appalti e poi le opere dopo la realizzazione. Il modello è stato vincente nel 2015 con Giuseppe Sala commissario unico, e può valere anche per le Olimpiadi invernali 2026, almeno questa era l’ idea prima che spuntasse la proposta del Coni, poi avallata dal Cio. Quando il sindaco di Milano chiede al governo «un atto di coraggio» si riferisce proprio a quel modello vincente che ha rilanciato la città che governa. E confida nella posizione di Malagò che ha eccepito non nella sostanza («Capisco benissimo le sue parole»), ma nella tempistica («Ne parleremo quando avremo in mano le Olimpiadi»). Non basta a Milano il ruolo di capofila occulta grazie al super villaggio olimpico da cento milioni, alla garanzia, seppure informale, di ospitare le cerimonie di apertura e chiusura evento a San Siro e la buona parte delle gare sportive in programma, tra Milano e Valtellina. Così si continua a trattare nella consapevolezza che senza accordo le possibilità di vittoria saranno fortemente ridotte. ANDREA ARZILLI

03/08/2018 – Italia Oggi

Commissari esterni, albo al via

Le istruzioni operative dell’ Anac. Iscrizioni dal 10 settembre con quota da 160 euro
Obbligatori per lavori sopra 1 mln e servizi oltre 221.000
Da metà gennaio 2019 (termine di scadenza delle offerte) gli appalti pubblici da aggiudicare con il criterio dell’ offerta economicamente più vantaggiosa (Oepv) dovranno essere aggiudicati da commissari esterni alla stazione appaltante. Per i commissari, l’ iscrizione all’ albo gestito dall’ Anac scatterà dal 10 settembre 2018. Ammonta a 160 euro la somma da versare per l’ iscrizione all’ albo. L’ obbligo di commissari esterni varrà per gli appalti di lavori oltre un milione di euro e di servizi e forniture oltre i 221 mila euro della soglia Ue, oltre che per gli appalti «particolarmente complessi». Sono queste le indicazioni che ha fornito l’ Anac con il comunicato del presidente Raffaele Cantone recante le istruzioni operative per l’ iscrizione all’ Albo nazionale obbligatorio dei commissari di gara e per l’ estrazione dei commissari. È quindi al via uno dei pilastri attorno al quale è stato impostato il codice degli appalti pubblici e che rappresenta una delle importanti scommesse anche sotto il profilo della trasparenza degli affidamenti, tema toccato questa settimana dal ministro delle infrastrutture, Danilo Toninelli, intervenuto al senato e alla camera sulle linee programmatiche del suo dicastero. Le istruzioni operative per l’ iscrizione all’ Albo nazionale obbligatorio dei commissari di gara e per l’ estrazione dei commissari attraverso l’ applicativo predisposto per la gestione dei relativi processi, seguono quanto previsto disposto dagli articoli 77 e 78 del Codice dei contratti pubblici, nonché dalle Linee guida n. 5, in esito alla delibera n. 648 adottata dal Consiglio dell’ Autorità il 18 luglio 2018. L’ Anac rende quindi noto di avere messo a punto un applicativo, reso disponibile nella sezione servizi del portale www.anticorruzione.it per gestire l’ iscrizione all’ Albo (possibile in ogni momento dell’ anno, pagando 160 di quota di iscrizione), il procedimento di estrazione e la gestione dell’ Albo. Nel comunicato si invitano quindi i candidati in possesso dei requisiti di esperienza, di professionalità e di onorabilità previsti dalle Linee guida n. 5 a iscriversi all’ Albo, a partire dal 10 settembre, utilizzando l’ applicativo, autocertificando, ai sensi del decreto del presidente della repubblica 28 dicembre 2000 n. 445, il possesso dei requisiti. Sarà però necessario avere un dispositivo per la firma digitale, un indirizzo Pec e credenziali username e password rilasciate dal sistema dell’ Autorità. Ogni anno, entro il 31 gennaio, ai fini del mantenimento dell’ iscrizione, oltre al pagamento della tariffa di iscrizione se dovuta, l’ esperto dovrà confermare tramite l’ applicativo la permanenza dei requisiti dichiarati (o l’ intenzione di cancellarsi. Sarà poi la stazione appaltante a richiedere sempre tramite l’ applicativo, la lista di esperti tra cui sorteggiare, ai sensi del dell’ articolo 77, comma 3 del codice dei contratti pubblici, i componenti esterni della commissione. L’ Anac, tramite l’ applicativo, previa verifica delle informazioni inserite, fornirà alla stazione appaltante richiedente la lista degli esperti estratti, seguendo alcuni criteri indicati nelle istruzioni (esperienza, numero di incarichi ricevuti) assicurando casualità di estrazione con un «servizio esterno di randomizzazione». L’ Albo sarà quindi operativo, per le gare i cui bandi prevedano termini di scadenza della presentazione delle offerte a partire dal 15 gennaio 2019. Da tale data, l’ Anac intende superato il periodo transitorio di cui all’ articolo 216, comma 12, primo periodo, del Codice dei contratti pubblici. © Riproduzione riservata. PAGINA A CURA DI ANDREA MASCOLINI

03/08/2018 – Italia Oggi

Illegittimo obbligare il sopralluogo ante gara

L’ Anticorruzione risponde a diverse segnalazioni ricevute
Nelle procedure negoziate è illegittima la clausola che impone obbligatoriamente il sopralluogo prima della fase di gara e quindi della presentazione delle offerte. Lo afferma l’ Autorità nazionale anticorruzione con il comunicato del presidente Raffaele Cantone, diramato il 18 luglio 2018, con cui risponde a diverse segnalazioni trasmesse all’ Anac. Le segnalazioni riguardavano, in particolare, casi in cui nelle procedure negoziate le stazioni appaltanti avevano previsto, a carico degli operatori economici, l’ effettuazione del sopralluogo come tassativa condizione da soddisfare già nella preliminare fase della manifestazione di interesse (ad esempio a seguito di avviso di indagine di mercato), ai fini dell’ eventuale invito alla procedura di gara. Per l’ Anac, in termini generali, il sopralluogo obbligatorio è ammissibile laddove l’ oggetto del contratto abbia una stretta e diretta relazione con le strutture edilizie (in tale senso anche il disciplinare – tipo n. 1-2017, al paragrafo 14 della nota illustrativa). Infatti l’ articolo 79, comma 2 del codice dei contratti pubblici (decreto 50/2016) prevede che i termini di ricezione delle offerte tengano conto dell’ eventualità che le stesse possano essere presentate soltanto previa visita dei luoghi di pertinenza per l’ esecuzione dell’ appalto. Ciò premesso, l’ Anac chiarisce che la scelta di prevedere il sopralluogo obbligatorio preliminare, ossia in un momento antecedente alla fase di gara (e quindi alla formulazione delle offerte) non risulta legittima. In primo luogo perché «fuoriesce dal perimetro applicativo della disposizione recata dal predetto articolo 79, comma 2, che collega il sopralluogo alla formulazione delle offerte». In secondo luogo perché «determina, in violazione dei principi di proporzionalità e libera concorrenza, un significativo ostacolo per gli operatori economici, sotto il profilo organizzativo e finanziario, alla competizione per l’ affidamento degli appalti pubblici, considerata peraltro la possibilità che gli operatori economici non ricevano l’ invito o decidano comunque di non presentare offerta». Quindi il sopralluogo deve essere strettamente funzionale alla presentazione delle offerte e solo in questi casi può essere richiesto secondo le modalità indicate nel disciplinare-tipo (o «bando-tipo») 1-2017. In particolare l’ Anac ha specificato che il sopralluogo potrà essere effettuato da un rappresentante legale, procuratore o da un direttore tecnico del concorrente o da soggetto diverso munito di delega e che il delegato non debba essere necessariamente un dipendente dell’ operatore economico. Per le modalità di svolgimento del sopralluogo, nel bando-tipo si evidenzia che rientra nella discrezionalità della stazione appaltante fissare la calendarizzazione del sopralluogo, nel rispetto della par condicio e dell’ anonimato dei partecipanti (vietato il sopralluogo collettivo). L’ Anac sottolinea poi che occorre garantire la massima partecipazione alla gara e quindi: evitare di fissare date di sopralluogo troppo vicine alla data di pubblicazione del bando e garantire un lasso di tempo, dopo lo svolgimento del sopralluogo, congruo per la formulazione dell’ offerta, evitando di fissare date troppo vicine al termine finale per la presentazione dell’ offerta.

03/08/2018 – Il Sole 24Ore – Edilizia e Territorio

Marco Ponti e tre giuristi per fare l’analisi costi-benefici sulle opere già avviate

Alessandro Arona

Toninelli sceglie il professore anti-Tav. Un avvocato dello Stato e due magistrati della Corte dei conti per calcolare le penali

Marco Ponti, 77 anni, professore ordinario (in pensione) di Economia e pianificazione dei trasporti al Politecnico di Milano e uno dei massimi esperti di trasporti in Italia, entra nella Struttura tecnica di missione del Ministero delle Infrastrutture nell’ambito del pool dei 14 esperti esterni di nomina diretta del Ministro. L’incarico sarà formalizzato in questi giorni, ma la decisione è ufficiale.
La Stm, il cui compito principale nei prossimi mesi sarà l’analisi costi-benefici delle grandi opere – lo ha confermato il Ministro Toninelli in audizioni parlamentari, in questi girni – è guidata da Alberto Chiovelli (ex capo Dipartimento Trasporti al Mit), nominato dal Ministro Toninelli il 16 luglio scorso. I dieci esperti precedenti (tra cui Andrea Boitani e Marco Maresca), insieme al capo della Stm Giuseppe Catalano, sono decaduti a fine giugno. Dopo la nomina di Chiovelli, Toninelli ha scelto nei giorni scorsi tre giuristi: Giovanni Palatiello (avvocato dello stato), Tammaro Maiello (magistrato della Corte dei Conti) e Cristian Pettinari (anch’egli Corte dei Conti).
Marco Ponti è da anni uno dei principali “nemici” dei progetti dell’alta velocità, sostenendo che comportano analisi costi-benefici negativi, ad esclusione della Milano-Roma (
si veda questa intervista a Edilizia e Territorio del 2013). Anche nei mesi scorsi ha più volte sostenuto che in base ai dati indipendenti disponibili l’analisi costi-benefici di Torino-Lione, Terzo Valico e Tav Brescia-Padova danno tutte esiti negativi per la collettività (pur essendosi il deficit fortemente ridotto, ma non azzerato, nel caso della Torino-Lione, dopo la project review del 2015 sulla tratta internazionale e 2016-2017 sulla tratta nazionale, servizio) .
L’analisi costi-benefici sarà realizzata dalla Stm prendendo come riferimento le
Linee guida elaborate dal Mit(su coordinamento dell’allora capo della Stm Ennio Cascetta) e approvate con decreto Delrio nel giugno 2017.
Linee guida finora ancora di fatto inutilizzate, se non per progetti “nuovi”, in fase di valutazione preliminare. La vera novità impressa dal Ministro Toninelli, che Marco Ponti conferma nella 
nostra intervista, è che l’analisi costi-benefici sarà fatta anche sulle opere in corso o con contratti firmati. Il Ministro ha citato in audizioone «la Gronda autostradale di Genova, l’aeroporto di Firenze, la Pedemontana Lombarda, l’Alta Velocità Brescia-Padova, il Terzo Valico, il Nodo di Firenze, la Torino-Lione».
In sostanza sarà calcolato quanto costerebbe recedere dai contratti , insieme ai soldi spesi per le opere non finite, valutando questi risultati comparativamente con la scelta alternativa di fare un’opera con un’analisi costi-benefici negativa. Se i costi (tratte già fatte e penali) sono inferiori al “deficit” dell’analisi costi-benefici, l’opera può essere fermata.
Ecco a cosa servono i tre giuristi nominati da Toninelli: a valutare – contratti, trattati internazionali e leggi alla mano – quali sarebbero davvero le penali da pagare alla imprese, ai paesi co-firmatari di trattati, o all’Unione europea per soldi ricevuti e sprecati.
Insieme a Marco Ponti saranno a breve scelti invece altri esperti di Trasporti, l’obiettivo è avere la squadra al completo entro l’inizio di settembre. © RIPRODUZIONE RISERVATA

03/08/2018 – Il Sole 24Ore – Edilizia e Territorio

Ponti: «Costi-benefici anche per le opere in corso. Ci vorranno alcuni mesi»

Alessandro Arona

«Può darsi che costi troppo fermare un’opera, ma dobbiamo fare i calcoli. E capire così quali scelte sono state enormi sprechi di soldi»

«Per scegliere le infrastrutture da realizzare bisogna fare sempre bene i conti, e non chiedere all’oste se il vino è buono: bisogna cioè far fare i conti a soggetti terzi indipendenti. Questo in Italia non è stato mai fatto». Marco Ponti, 77 anni, professore ordinario (in pensione) di Economia e pianificazione dei trasporti al Politecnico di Milano e uno dei massimi esperti di trasporti in Italia, conferma a «Edilizia e Territorio» l’incarico ricevuto dal Ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli come esperto della struttura tecnica di missione.
«Non mi farò pagare – spiega – l’ho detto al Ministro. Io e altri membri della mia squadra avremo il compito di fare l’analisi costi-benefici sulle grandi opere. Tutte, sia quelle ancora da progettare o avviare, sia anche (doverosamente) quelle già avviate. Sono analisi complesse, in un paese serio ci vorrebbero almeno sei mesi, noi cercheremo di fare prima, scegliendo le priorità insieme al Ministro».
L’analisi costi-benefici è una tecnica oggettiva, una scienza esatta?
L’analisi costi-benefici, come tutto in economia, non è una scienza esatta, non dice la verità con la V maiuscola, ma è senza alcun dubbio la più consolidata delle prassi internazionali per valutare gli investimenti pubblici. È un linguaggio internazionale, codificato da documenti della banca mondiale, della Commissione europea (a cui ho collaborato) e anche dal Ministero delle Infrastrutture, con le Linee guida 2017 fatte da Delrio e a cui (anche queste) ho collaborato.
Il nocciolo è calcolare quanto costa la baracca, quanta roba ci passa e che tipo di benefici sociali ci sono, perché non è un’analisi solo finanziaria, misura gli effetti ambientali, i guadagni di tempo e un insieme di altre cose.
Dopodiché tutto è criticabile. È come la democrazia e il capitalismo: si possono criticare, ma le alternative possibili sono molto peggio.
L’analisi costi-benefici è il linguaggio comune più utilizzato a livello internazionale. Poi sta alla politica decidere e assumersi le sue responsabilità Ma non si può decidere investimenti pubblici senza aver fatto l’analisi costi-benefici. E nel farla non si può chiedere all’oste se il vino è buono, cioè – come spesso ho visto in questi anni – chiedere di fare l’analisi a soggetti interessati alla realizzazione dell’opera o da interessi costituiti. Infatti non ce n’è una che dica che un’opera non si deve fare.
Telt cita le autorevoli società internazionali che hanno fatto le analisi per la Torino-Lione…
Sì, ma sono state pagate da loro, le sembrano analisi indipendenti?
Le Linee guida del Mit sono ancora valide? Come le valuta?
Sono state approvate con un decreto di Delrio, sono dunque quelle ufficiali del Mit. Vanno sostanzialmente bene, ci ho collaborato anch’io, salvo forse un paio di cose e qualche parametro mancante. Comunque ci appoggeremo in grande misure a quelle. Il problema non sono le Linee guida, ma il fatto che non sono mai state utilizzate in questi anni, né tantomeno nei 15 anni precedenti.
Ci sono 150 miliardi di euro di progetti da fare, nei programmi dei passati governi, senza analisi costi-benefici. Questo mi sembra un po’ pesantino….
In questi anni, con Delrio, è stata fatta molta project review, sulle opere ancora in progettazione e non avviate, mentre ci si è fermati davanti alle “obbligazioni giuridicamente vincolanti”. Il Ministro Toninelli vuole invece rimettere in discussione anche opere già in corso, come Terzo Valico, Torino-Lione, o con contratti o concessioni firmate, come la Tav Brescia-Padova o la Gronda di Genova. È così?
La project review è un’ottima cosa, ad esempio è ottimo il nuovo progetto di Rfi per la Mestre-Trieste con adeguamento della linea esistente al posto della nuova tratta fuori sede. Ma l’analisi costi-benefici deve essere fatta, per motivi etici e politici, non solo per valutare le opere ancora da programmare, o quelle da avviare (per fare una pur importante project review), ma anche per le opere già in corso. Uno può anche dire alla collettività che lo Stato non può recedere da un’opera perché ci sono contratti così pesanti che questo sarebbe comunque non conveniente. Ma non basta dire “sarebbe un orrendo spreco di soldi pubblici”, bisogna calcolare quanto costerebbe recedere dai contratti e i soldi spesi per le opere non finite, valutando comparativamente i risultati con la scelta alternativa di fare un’opera con un’analisi costi-benefici negativa.
Ma comunque, se alla fine, fatti i conti, decido che conviene continuare l’opera ma che scegliere di farla, anni fa, ha comportato un orrendo spreco di soldi pubblici, mi sembra giusto che questo venga detto, è un nodo etico e di trasparenza politica. Chi ha portato a decidere in modo irreversibile a un’opera che verosimilmente è un orrendo spreco di soldi pubblici? Non le pare un problemino degno di nota?
Torino-Lione , lei ha più volte detto che “ab origine” non si sarebbe mai dovuta fare, giusto?
Certo, ma mi baso sui numeri. Fra l’altro gli stessi promotori dell’opera hanno ammesso nei mesi scorsi che le loro stesse stime di traffico erano sovrastimate, indifendibili.
L’accordo con la Francia prevede però di incentivare il trasporto merci su ferro, anche disincentivando la gomma. Il traffico merci aumenterebbe
Sì, ma se io faccio un’opera al 100% pubblica, e poi deve mettere degli extracosti sull’autostrada altrimenti la nuova linea non funzionerebbe,questo significa gravare di ulteriori costi l’industria e il trasporto.
Ma le vignette sul traffico merci su gomma non è quello che fa da anni la Svizzera, spingendo invece con maxi-investimenti sulle linee ferroviarie di valico?
Sì, ma le vignette sono piccole, e poi Svizzera e Austria sono paesi di transito, non sono i loro cittadini e imprese a pagare.
Che tempi ci vorrà a fare queste analisi costi-benefici?
In un paese serio ci vorrebbero sei mesi. Siccome però questo tempo non ce l’abbiamo, cercheremo di fare prima, utilizzando anche il molto lavoro fatto. Nel limite naturalmente di arrivare a numeri affidabili. La decisione alla fine è politica. Le opere comunque sono moltissime, alcune hanno abbastanza dati, altre non ne hanno per nulla. Quelle in ambito urbano sono ad esempio più complesse. Poi ci sono le valutazioni politiche, di cui naturalmente terremo conto. © RIPRODUZIONE RISERVATA

03/08/2018 – Il Sole 24Ore – Edilizia e Territorio

Ciclovie nazionali, firmato il decreto che sblocca i primi 161 milioni per le priorità

Alessandro Arona

Toninelli sblocca il decreto in preparazione da aprile, dopo lo stop della Corte dei Conti ai singoli protocolli con le Regioni

Il Ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, di concerto con i colleghi di governo per i Beni e le attività culturali Alberto Bonisoli e le Politiche agricole Gian Marco Centinaio, ha firmato oggi (dopo l’intesa in Conferenza Unificata il 12 luglio scorso) il decreto interministeriale che sblocca 161,780 milioni di euro per la realizzazione di un sistema nazionale di ciclovie turistiche. Le risorse furono stanziate dai governi Renzi e Gentiloni (361 milioni per le ciclovie turistiche nazionali per gli anni 2016-2024, leggi di Bilanci 2016 e 2017), e il decreto era già in preparazione nei mesi scorsi, imposto dalla Corte dei Conti, che ha stoppato la prassi avviata dal Mit di firmare via via singoli protocolli di intesa su specifiche ciclovie, per finanziare progettazione e lavori, pescando dai fondi complessivi. La Corte ha invece imposto di subordinare la sottoscrizione di ogni ulteriore convenzione e l’erogazione di ulteriori risorse finanziarie alla fissazione di modalità generali di riparto ed erogazione delle risorse finanziarie disponibili (per progettazione e lavori).
«Si tratta – spiega una nota dello staff del Ministro Toninelli – di un importante investimento per il destino economico di tante aree del Paese, che punta su opere in perfetta simbiosi con il territorio circostante, sulla mobilità sostenibile e in particolare la ciclabilità». In particolare 4,780 milioni di euro sono destinati alla redazione dei progetti di fattibilità tecnica ed economica della ciclovia del Sole (Verona-Firenze), della ciclovia del Vento (Venezia-Torino), della ciclovia dell’acquedotto pugliese e del GRAB di Roma. I restanti 159,999 milioni sono invece destinati, per gli anni 2017-2019, a garantire, per tutte le ciclovie turistiche, lo sviluppo del progetto di fattibilità tecnica ed economica e delle successive fasi di progettazione.
Il Dm individua
 le dieci ciclovie nazionli (sono le stesse individuate da Delrio con le Regioni nel 2016), assegnando ai primi lotti funzionali i 161,7 milioni (su 361 totali dipsonibili). Eccole: 1) ciclovia dell’Acquedotto pugliese (da Caposele (AV) a Santa Maria di Leuca (LE); 2) VenTo (da Venezia a Torino); 3) Sole (da Verona a Firenze); 4) Afriatica (da Chioggia Santa Maria di Leuca, LE); 5) Tirrenica (da Ventimiglia a Roma); 6) Della Sardegna (Cagliari – Bosa – Portotorres – Alghero – Santa Teresa – Dorgali – Illorai – Quartu S. Elena); 7) Della Magna Grecia (da Lagonegro, PZ, a Pachino, SR); 8) Trieste-Lignano Sabbiadoro – Venezia  (da Trieste a Venezia); 9) Del Garda (zona di Peschiera del Garda, VR); 10) il Grab di Roma (Grande raccordo anulare delle biciclette).
Il decreto fissa termini (90 giorni dall’entrata in vigore del Dm) per aggiornare o firmare da zero il protocollo Regione (o Regioni)-Mit sulle singole ciclovie, e il termine per la presentazione dei progetti di fattibilità da parte delle Regioni (31 dicembre 2019), ripartisce una prima tranche di 162 milioni di euro per i primi lotti funzionali delle dieci ciclovie, stabilisce il principio (l’auspicio) che sulle ciclovie possano convergere co-finanziamenti regionali (le Regioni in Conferenza Unificata si sono impegnate in tal senso, pur non essendoci vincoli normativi). Il Ministro Toninelli ha più volte sollecitato in questi giorni le Regioni a predisporre al più presto i progetti di fattibilità, anche se nel testo del decreto le stesse Regioni hanno ottenuto un termine formale molto morbido, appunto «entro il 31 dicembre 2019».
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03/08/2018 – Il Sole 24Ore – Edilizia e Territorio

Grandi opere/1. Brescia-Verona, Cepav due pronto a far partire i cantieri tra Lonato e Desenzano

Antonio Larizza

Toninelli aveva annunciato il riesame del progetto ma il Comune di Lonato ha concesso i permessi urbanistici per realizzare quattro aree di cantiere

Inseguita dal ministro dei trasporti Danilo Toninelli, la tratta della Tav «Brescia Est-Verona» prova a correre più veloce della politica. Secondo quanto ha potuto accertare Il Sole-24 Ore, il Consorzio Cepav due – partecipato al 59% da Saipem – ha le autorizzazioni necessarie per avviare la cantierizzazione dell’area tra Lonato e Desenzano e iniziare così i lavori del primo lotto della Tav Brescia-Verona. Contattato, il Consorzio Cepav due fa sapere di non voler rilasciare dichiarazioni, rimandando agli atti ufficiali.

Dalla delibera Cipe ai cantieri
Tutto inizia il 24 marzo 2018. Quel giorno, mentre a Roma sono in corso le consultazioni per la nascita del Governo Conte, viene pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la delibera n. 42/2017 Cipe relativa all’approvazione del progetto definitivo della linea Alta velocità/Alta capacità Brescia – Verona, denominata «Lotto funzionale Brescia Est – Verona». Un «atto dovuto», dopo un iter legislativo in corso dal 2015. Atto che, tra l’altro, permette l’avvio della procedura per gli espropri dei terreni.

Il 6 giugno – giorno in cui il Governo Conte incassa la fiducia delle Camere – Rete Ferroviaria Italiana e Consorzio Cepav due, partecipato al 59% da Saipem, firmano il contratto per la realizzazione del primo lotto costruttivo della tratta.

Nel frattempo il neo ministro Toninelli annuncia il riesame del progetto Tav. Lo fa però con dichiarazioni pubbliche, non con atti formali. Così, il 18 luglio il Consiglio comunale di Lonato (Bs), comune a guida Centrodestra, tra le proteste dei consiglieri Cinquestelle può concedere a Rfi e Consorzio Cepav due i permessi urbanistici per realizzare quattro aree di cantiere su un’area complessiva di 60mila metri quadrati, che si estende tra Castelvanzago e via Lavagnone, sul confine tra Lonato e Desenzano. Un permesso di 6 anni. Su quelle aree sono già iniziati i rilievi per avviare il progetto esecutivo approvato dallo stesso Comune, che prevede la realizzazione di tre villaggi prefabbricati che ospiteranno i 320 addetti del cantiere. I cantieri sorgeranno alle due estremità della galleria a doppia canna lunga 7.300 metri prevista dal progetto Tav tra Lonato e Desenzano. Di fatto la parte più corposa del primo lotto della tratta.
Il pressing delle imprese

Nel complesso si tratta di un appalto da 1,6 miliardi di euro. Il contratto prevede la realizzazione di un tracciato ferroviario di circa 48 km, compresi i 2,2 km dell’interconnessione «Verona Merci», di collegamento con l’asse Verona–Brennero, che interessa le province di Brescia, Mantova e Verona. Progetto atteso da anni e giudicato strategico da tutto il sistema produttivo del Nordest.

Da un lato, lo sblocco dell’opera permetterebbe spostamenti più efficaci di merci e persone. Non solo tra est e ovest, ma anche verso il nord Europa. «L’interconnessione “Verona Merci” creerà un collegamento con il Brennero – spiega Michele Bauli, presidente di Confindustria Verona – darà un nuovo sbocco alle fitte relazioni commerciali che le nostre imprese già hanno con la Germania».

Dall’altro, la non realizzazione è motivo di incertezza che frena investimenti, soprattutto per le imprese i cui stabilimenti sono in prossimità del tracciato: «Queste aziende – conferma Bauli – da anni non investono sui loro impianti perché sono in attesa di capire se il loro futuro sarà lì, o altrove. Spero – continua il presidente di Confindustria Verona – che il ministro Toninelli analizzi bene la situazione. Il mondo produttivo del nord si sta muovendo per fargli capire che questa indecisione rischia di limitare la nostra capacità produttiva. Bloccare la Tav è come bloccare il progresso». Ma il progresso, si sa, corre più veloce della politica.
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03/08/2018 – Il Sole 24Ore – Edilizia e Territorio

Grandi opere/3. Torino-Lione, gli industriali piemontesi scrivono a Conte: «opera vitale»

F. Gre.

La prossima settimana il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani – su invito dei vertici di Telt – visiterà il cantiere della Tav

Resta in primo piano il tema dell’Alta velocità Torino-Lione. La prossima settimana il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani – su invito dei vertici di Telt e su iniziativa dell’europarlamentare piemontese Alberto Cirio – visiterà il cantiere della Tav. Tajani dovrebbe andare a Chiomonte, in Valsusa, anche se il programma della visita è ancora in fase di definizione. Intanto gli industriali piemontesi, in particolare il presidente dell’Unione industriale di Torino Dario Gallina e il presidente di Confindustria Piemonte Fabio Ravanelli hanno scritto al premier Giuseppe Conte. La lettera, che segue la conferenza stampa di lunedì scorso a Torino, ribadisce «l’importanza vitale» dell’infrastruttura «per tutto il sistema economico produttivo, non solo della nostra Regione, ma per il nord Italia».
L’augurio degli industriali è che «nell’esaminare il dossier ufficiale relativo alla Torino-Lione – scrivono rivolgendosi a Conte – voglia ascoltare la voce di quanti, in numero rilevante, cittadini, imprese, operatori economici, sono favorevoli all’opera che rappresenta, prima di tutto, un ancoraggio dell’Italia all’Europa e un segno tangibile di sviluppo economico cui si accompagnano nuove, numerose opportunità di lavoro».
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03/08/2018 – Il Sole 24Ore – Edilizia e Territorio

Grandi opere/2. Napoli-Bari, l’allarme di Confindustria Avellino: «nessuno tocchi la fermata Hirpinia»

Vera Viola

La linea ferroviaria ad alta capacità ha un valore di 6,2 miliardi, di cui 4,8 stanziati e 1,4 da reperire

Attesa da almeno quindici anni, per molto tempo considerata quasi un’opera impossibile, poi è partita e ora si rimette in discussione.

Parliamo della linea ferroviaria ad alta capacità Napoli-Bari, opera da 6,2 miliardi di cui 4,8 stanziati e 1,4 da reperire. Tanto attesa e considerata strategica che sono bastate poche dichiarazioni ad accendere la miccia delle polemiche.

È stato il senatore Andrea Cioffi, del Movimento Cinque Stelle, sottosegretario allo Sviluppo Economico, il quale ha più volte sostenuto nei giorni scorsi che si potrebbe «pensare a una revisione progettuale» come «abolire la stazione Hirpinia» allo scopo di «ridurre i tempi di trasporto» e risparmiare.

Netta la replica. «L’alta capacità è strategica – commenta con forza Pino Bruno, presidente di Confindustria Avellino – per cittadini e imprese. Aspettiamo da tanti anni, ogni ripensamento potrebbe essere fatale». Bruno non si ferma qui: «I benefici saranno evidenti a Sud come a Nord del Paese, poichè l’infrastruttura potrà finalmente rompere l’isolamento delle aree interne, migliorare i collegamenti di queste con Roma, Napoli e altre città del Sud». Per non citare gli effetti positivi che la linea ferroviara potrà produrre per paesi e borghi che hanno subito una vera e propria desertificazione, e invece con buoni collegamenti potranno attirare nuovi residenti.

La “contestata” stazione Hirpinia, collocata in Valle Ufita, oggi è considerata importante poichè a servizio di aree industriali e della zona economica speciale. Inoltre, ci sono già aree industriali che godono di facili collegamenti diretti con la linea Ac Napoli Bari e non aspettano altro che veder partire i treni. A esempio Nestlè, che sta per completare l’hub della pizza surgelata, a quanto pare, avrebbe grande interesse a utilizzare il trasporto ferroviario. O il pastificio De Matteis , in Valle Ufita. «Sentiamo la mancanza di rotaie – dice Armando De Matteis –.  La nostra pasta Baronia viaggerebbe molto meglio su treno». «Abbiamo istituito un tavolo – aggiunge Bruno – a cui siedono Confindustria e Regione – per progettare le connessioni necessarie per consentire all’industria di trarre il maggior vantaggio dalla infrastruttura».

Quella che sta avvelenando l’estate irpina è il segmento meridionale del Corridoio Scandinavia-Mediterraneo che unisce Nord e Sud Europa. Si tratta di un raddoppio ferroviario che dovrà consentire un viaggio senza scali e tempi di percorrenza ridotti. I primi due lotti campani – Napoli Cancello (da 400 milioni) e Cancello Frasso Telesino (da 300 ml) – sono ormai cantieri aperti. Seguono i lotti di Frasso Telesino-Telese (da 300 milioni) e quello Apice- Stazione Hirpinia a Grottaminarda (da 700), per i quali sono in corso le gare (le cui offerte saranno presentate per il 10 settembre) da aggiudicare entro l’anno. Infine, per i lotti Telese-San Lorenzo e San Lorenzo- Vitulano le risorse sono previste dal contratto di programma Rfi- Mit all’esame delle commissioni parlamentari. Sul versante barese è attivo il tratto Cervaro -Bovino. Mentre sono da realizzare piccoli pezzi. Resta da finanziare la tratta dalla stazione Hirpinia a Orsara (Foggia) che attraversa l’Appennino e per la quale si prevede la spesa di 1,3 miliardi. Costantino Boffa, uno dei padri dell’opera per averla seguita dai tempi della giunta Bassolino, poi da parlamentare in Commissione Trasporti e oggi in qualità di consigliere del presidente della Regione Campania: «Abbiamo fatto concertazione con 35 comuni, sostanzialmente tutti d’accordo. L’opera, con le connessioni oggi allo studio, può essere funzionale allo sviluppo dell’area. Proprio questo aspetto Rfi e Regione Campania hanno sottoposto, con procedura di certificazione volontaria, alla valutazione dell’università di Harvard. Il verdetto è atteso entro l’anno».
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03/08/2018 – Il Sole 24Ore – Edilizia e Territorio

Caltagirone, +135% l’utile nel primo semestre. Vianini si concentra sulle opere in corso

Celestina Dominelli

Nel settore immobiliare, i piani di commercializzazione dei fabbricati (sia in affitto che in vendita) procedono regolarmente

Sfruttando soprattutto la spinta dell’acquisizione negli Usa, messa a segno dalla controllata Cementir, il gruppo Caltagirone manda in archivio i risultati semestrali con un utile netto di 100,1 milioni (+135% sullo stesso periodo del 2017), ricavi a quota 750,9 milioni (+4,1%), sostenuti, come detto, dall’operazione americana – con Cementir che, come noto, ha rilevato un’ulteriore quota del 38,7% di Lehigh White Cement Company (Lwcc), conquistando di fatto il controllo della società e consolidandola così integralmente dal 1° aprile -, Ebitda in salita a 101,6 milioni (+3,2%) ed Ebit in crescita a 60,8 milioni (+4,6%), dopo ammortamenti, accantonamenti e svalutazioni per 40,8 milioni (a fronte dei 40,3 milioni dei primi sei mesi del 2017).

Bene anche il dato sull’indebitamento: a fine giugno, infatti, l’esposizione del gruppo guidato da Francesco Gaetano Caltagirone si attesta a 494,3 milioni rispetto ai 599,2 milioni registrati al 31 dicembre. La riduzione, chiarisce la nota diffusa ieri, è dovuta all’incasso di 315 milioni per la cessione delle attività italiane della controllata Cementir al netto dell’esborso messo in campo (87 milioni) per l’operazione di consolidamento in Lwcc e per gli investimenti in azioni quotate, nonché delle dinamiche del capitale circolante. Il patrimonio netto tocca i 2,1 miliardi (2,07 miliardi a fine dicembre), con la quota di pertinenza del gruppo pari a 1,01 miliardi (a fronte degli 1,02 miliardi a chiusura dello scorso anno).

Guardando poi al futuro delle attività nel portafoglio del gruppo romano, nel settore del cemento Cementir Holding prevede di confermare gli obiettivi economici e finanziari già annunciati per quest’anno. Mentre, sul fronte delle opere pubbliche, resta il tema dei ridotti investimenti in grandi opere infrastrutturali: un contesto generale che spinge Vianini Lavori a concentrarsi sul completamento delle commesse in corso. Nel settore immobiliare, i piani di commercializzazione dei fabbricati (sia in affitto che in vendita) procedono regolarmente. Infine, nel settore dell’editoria, prosegue il trend negativo per ricavi diffusionali e pubblicitari sia a livello di mercato che aziendale. © RIPRODUZIONE RISERVATA

03/08/2018 – Il Sole 24Ore – Edilizia e Territorio

Condotte, pressing su Di Maio perché nomini il commissario. «Continuità a rischio»

Alessandro Arona

La società scrive al Ministro: «Tre commesse a rischio revoca, banche che ci bloccano i bonifici. Continuità aziendale a rischio»

Continua a slittare da parte del Ministro Luigi Di Maio la nomina del commissario “legge Marzano” per la società Condotte d’Acqua (in situazione pre-fallimentare) , nomina chiesta dalla società il 17 luglio scorso (insieme alla dichiarazione di insolvenza al Tribunale). I vertici di Condotte hanno inviato ieri (2 agosto) per Pec una lettera al capo di gabinetto di Di Maio (Vito Cozzoli) per evidenziare l’importanza di una nomina immediata del commissario: «in questa fase di transizione – scrive il consiglio di gestione nella lettera – si possono generare importanti criticità, in grado di mettere a rischio la continuità aziendale e il valore dell’azienda stessa». «C’è il rischio – si legge nella lettera – di perdere commesse strategiche di ingente valore, che rappresentano il più importante asset da tutelare, anche per garantire il prospettico mantenimento della forza lavoro ad esse riconducibile». Si tratta del lotto Pfons-Brennero per il tunnel del Brenbnero, il ponte Storstrom in Danimarca, una tratta ferroviaria in Algeria. Pur essendo i contratti firmati, Condotte non ha liquidità per garanrire le fideiussioni previste dalla legge per la consegna dei lavori, dunque le stazioni appaltanti stanno già minacciando la rescissione dei contratti.
La lettera sottolinea anche le numerose difficoltà di carattere gestionale per amministratori che sono di fatto in carica solo per l’ordinaria amministrazione dopo la richiesta di commissariamento, e infine citano la vicenda del blocco dei bonifici da parte di Unicredit, bonifici disposti dall’azienda per pagare almeno una delle cinque mensilità arretrate ai dipendenti (
servizio). «Si tratta – si legge nella lettera – di un conto corrente con idonea provvista di cui la società è titolare», e in conseguenza di questo blocco il personale – in sciopero a oltranza dal 2 agosto – «non garantisce le prestazioni necessarie per lo svolgimento di basilari e fondamentali attività aziendali». © RIPRODUZIONE RISERVATA

BOLLETTINO BANDI

La Top 10 della settimana: le manutenzioni di impianti e reti di Romagna Acque valgono 18 milioni

Al. Le.

A Matera project financing da 15,2 milioni per la riqualificazione e gestione energetica di scuole ed edifici pubblici

La Top 10 della settimana:

1- A.N.A.S. Spa – Ente Nazionale per le Strade – Direzione Generale di Roma
Oggetto: Procedura aperta. Gara BA 08/18 suddivisa in n. 5 lotti – Accordi quadro, della durata di tre anni, per l’esecuzione di interventi di manutenzione straordinaria finalizzata alla riqualificazione e messa in sicurezza dell’itinerario Bari-Brindisi-Lecce: «S.S. n. 16 dal km 805+200 al km 859+900 — S.S. n. 379 dal km 0+000 al km 51+020 — S.S. n. 613 dal km 0+000 al km 34+099». Lotto n. 2: S.S.16 dal km 832+000 al km 860+000
Importo: 40.070.000,00
Termine: 28/09/2018

2- A.N.A.S. Spa – Ente Nazionale per le Strade – Direzione Generale di Roma
Oggetto: Procedura aperta. Gara BA 08/18 suddivisa in n. 5 lotti – Accordi quadro, della durata di tre anni, per l’esecuzione di interventi di manutenzione straordinaria finalizzata alla riqualificazione e messa in sicurezza dell’itinerario Bari-Brindisi-Lecce: «S.S. n. 16 dal km 805+200 al km 859+900 — S.S. n. 379 dal km 0+000 al km 51+020 — S.S. n. 613 dal km 0+000 al km 34+099». Lotto n. 1: S.S. 16 dal km 805+200 al km 832+000
Importo: 38.090.000,00
Termine: 28/09/2018

3- A.N.A.S. Spa – Ente Nazionale per le Strade – Direzione Generale di Roma
Oggetto: Procedura aperta. Gara BA 08/18 suddivisa in n. 5 lotti – Accordi quadro, della durata di tre anni, per l’esecuzione di interventi di manutenzione straordinaria finalizzata alla riqualificazione e messa in sicurezza dell’itinerario Bari-Brindisi-Lecce: «S.S. n. 16 dal km 805+200 al km 859+900 — S.S. n. 379 dal km 0+000 al km 51+020 — S.S. n. 613 dal km 0+000 al km 34+099». Lotto n. 3: S.S. 379 dal km 0+000 al km 27+000
Importo: 35.930.000,00
Termine: 28/09/2018

4- A.N.A.S. Spa – Ente Nazionale per le Strade – Direzione Generale di Roma
Oggetto: Procedura aperta. Gara BA 08/18 suddivisa in n. 5 lotti – Accordi quadro, della durata di tre anni, per l’esecuzione di interventi di manutenzione straordinaria finalizzata alla riqualificazione e messa in sicurezza dell’itinerario Bari-Brindisi-Lecce: «S.S. n. 16 dal km 805+200 al km 859+900 — S.S. n. 379 dal km 0+000 al km 51+020 — S.S. n. 613 dal km 0+000 al km 34+099». Lotto n. 4: S.S. 379 dal km 27+000 al km 51+000
Importo: 34.100.000,00
Termine: 28/09/2018

5- A.N.A.S. Spa – Ente Nazionale per le Strade – Direzione Generale di Roma
Oggetto: Procedura aperta. Gara BA 08/18 suddivisa in n. 5 lotti – Accordi quadro, della durata di tre anni, per l’esecuzione di interventi di manutenzione straordinaria finalizzata alla riqualificazione e messa in sicurezza dell’itinerario Bari-Brindisi-Lecce: «S.S. n. 16 dal km 805+200 al km 859+900 — S.S. n. 379 dal km 0+000 al km 51+020 — S.S. n. 613 dal km 0+000 al km 34+099». Lotto n. 5: S.S. 16 dal km 912+920 al km 917+450 e S.S. 613 dal km 0+000 al km 34+000
Importo: 30.750.000,00
Termine: 28/09/2018

6- S.A.L.T. Spa – Società Autostrada Ligure Toscana di Lido di Camaiore
Oggetto: Procedura aperta. PA 01/18 Accordo quadro per lavori di manutenzione ordinaria delle pavimentazioni autostradali e pertinenze
Importo: 19.500.000,00
Termine: 26/09/2018

7- Romagna Acque – Società delle Fonti Spa di Forlì
Oggetto: Procedura ristretta. Accordo quadro relativo ai servizi di manutenzione programmati e in emergenza delle reti e degli impianti tecnologici di Romagna Acque — Società delle Fonti S.p.A.
Importo: 18.000.000,00
Termine: 03/09/2018

8- Comune di Cinisello Balsamo
Oggetto: Procedura aperta. Affidamento del servizio energia termica per beni immobili di proprietà del comune di Cinisello Balsamo – Periodo 2018/2028.
Importo: 16.900.000,00
Termine: 24/10/2018

9- Provincia di Matera
Oggetto: Procedura aperta. Finanza di progetto per la riqualificazione energetica e la gestione energetica di scuole e edifici pubblici della Provincia di Matera e della ASM
Importo: 15.220.137,00
Termine: 27/09/2018

10- A.N.A.S. Spa – Ente Nazionale per le Strade – Coordinamento Territoriale Sicilia di Palermo
Oggetto: Procedura aperta. PA07/18 – RA 15 – Tangenziale di Catania – Lavori di adeguamento delle barriere di sicurezza tra il km 0+000 ed il km 19+300. Progetto esecutivo: n. 0652654-I del 22/12/2017.
Importo: 8.680.000,00
Termine: 21/09/2018

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Puglia: in gara strada, museo e parco per un importo di 11,5 milioni

Alessandro Lerbini

Appalti per la manutenzione di Autostrade (tronco Bari), area archeologica di Egnazia e parco Galateo a Lecce

Strade, museo e parco. Per le piccole e medie imprese delle costruzioni arrivano dalla Puglia tre procedure dall’importo complessivo di 11,5 milioni. Autostrade per l’Italia manda in gara i lavori di manutenzione delle pavimentazioni della piattaforma autostradale, degli svincoli, delle aree di servizio e di parcheggio e delle pertinenze lungo le tratte autostradali di competenza della direzione 8° tronco – Bari. Il bando da 6,5 milioni riguarda le Province di Foggia, Barletta-Andria-Trani, Bari e Taranto e in particolare l’autostrada A14 Bologna-Bari-Taranto nel tratto dal km 505+037 al km 743+402, autostrada A16 Napoli-allacciamento A14 tratto dal km 127+627 al km 172+470. L’avviso rimane aperto fino al 14 settembre.
Il Polo museale della Puglia – Mibac appalta la tutela e valorizzazione dell’area archeologica demaniale e il completamento dell’allestimento del Museo archeologico nazionale di Egnazia a Fasano (Brindisi). Le opere, dal valore di 3.968.791 euro, riguardano: restauro, realizzazione allestimenti, lavori di scavo e valorizzazione, lavori di restauro storico-artistico, impianti, fornitura contenuti video, fornitura e posa attrezzature multimediali. Le offerte dovranno pervenire entro il 14 settembre.
Puglia valore immobiliare affida invece i lavori e le forniture necessarie per la riqualificazione e il recupero del Parco urbano ex Galateo a Lecce. Il valore delle opere ammonta a 1,068 milioni (termine: 15 ottobre).


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