Rassegna Stampa 02/08/2018

02/08/2018 – Italia Oggi

Tav, Toninelli: “Costi vergognosi”. Ma sono scesi a 1,9 mld

Grazie alla project review recepita con delibera Cipe del 22 dicembre 2017 il costo dell’investimento si è ridotto di oltre il 56% rispetto ai 4,4 miliardi previsti originariamente. Dalle revisioni di progetto completate per autostrade, strade e ferrovie, risparmi per 15,3 miliardi

di Giampiero Di Santo

Il ministro dei Trasporti e delle Infrasturrure Danilo Toninelli vorrebbe bloccare la Tav Torino-Lione perché, ha dichiarato, “i costi sono vergognosi”. Ma la revisione del progetto, o project review, recepita con la delibera Cipe del 22 dicembre del 2017 che ha autorizzato Rfi a procedere celermente con l’opera ha consentito di mettere in preventivo un risparmio enorme per la tratta italiana: il costo dell’investimento scende dai 4,4 miliardi previsti originariamente a 1,9 miliardi, con un risparmio di 2,4 miliardi (oltre il 56 per cento). E’ quanto scrive il sito la Voce.info a proposito della ormai annosa questione della YTav che tanto sta a cuore agli elettori del M5S, in particolare ai No Tav della Valle di Susa. Secondo il sito di economisti,  “la revisione progettuale relativa alla tratta internazionale della Torino-Lione è stata effettuata e varata molti anni fa e ha portato alla riduzione di costo di quel progetto che ci fece “auspicare (sei anni fa) di ragionare seriamente e in tempi brevi su quali ulteriori ‘fasizzazioni’ potrebbero contribuire a ridurre ulteriormente i costi e poi lasciar finalmente partire i lavori per la realizzazione di un’opera su cui ben sette governi diversi hanno messo (a torto o a ragione) la faccia”. Con la legge 41/2014, venne approvata proprio la suddivisione in “fasi” che suggerivamo”.  L’articolo spiega che la project review che ha riguardato la tratta italiana ha “confermato la variante (quadruplicamento) Avigliana-Orbassano, utile a potenziare il Servizio ferroviario metropolitano di Torino, posticipando a fase successiva (oltre il 2030) la realizzazione della gronda vera e propria (Orbassano-Settimo Torinese) e l’adeguamento della linea storica Torino-Alessandria. L’opera dovrebbe essere pronta per il 2029 quando anche il tunnel di base dovrebbe essere fruibile, garantendo la capacità prevista sulla linea (non più Tav)”. E aggiunge che  “sarà (o dovrebbe essere) un’operazione partecipata, grazie al coinvolgimento dell’Osservatorio per l’asse ferroviario Torino-Lione. A meno che il governo non decida di bloccare tutto, magari dopo una frettolosa valutazione, stracciando i trattati internazionali e gli obblighi contrattuali assunti dai governi precedenti. Con costi, economici e di reputazione che ancora non è possibile quantificare. E con il rischio di gettare il metodo della valutazione delle opere pubbliche (tanto faticosamente acquisito) nel gran falò della lotta politica e del contenzioso giurisdizionale, screditandolo forse irrimediabilmente”.  E non è soltanto sulla Tav che la revisione del progetto ha prodotto risultati importanti in termini di risparmi. Secondo la Voce “per strade e autostrade, le project review completate, e di cui il costo è certificato da documenti ufficiali, hanno consentito di ottenere una riduzione di costo degli interventi e delle opere per 4,3 miliardi su uno iniziale previsto di circa 6 miliardi: un risparmio del 70 per cento. Con riferimento alle ferrovie, le project review completate riguardano opere e interventi per 35,91 miliardi. La riduzione di costo ottenuta grazie alla revisione progettuale è di 11 miliardi, circa il 31 per cento. Nel complesso, un risparmio per la finanza pubblica dei prossimi anni di 15,3 miliardi su 42 (36 per cento). Le project review in corso e da avviare riguardano una spesa complessiva di poco più di 24 miliardi (8,4 per ferrovie e 15,8 per strade e autostrade). Se si proseguirà sulla strada imboccata sono pertanto da attendersi ulteriori significativi risparmi rispetto alle cifre inizialmente previsti”.

02/08/2018 – Italia Oggi

Tempo scaduto: sulla Tav ormai non si può tornare indietro

Lo dicono gli esperti: nel cantiere di Chiomonte mancano solo poche finiture. Sul cantiere Smp4 siamo a circa il 70% dei lavori completati e si va avanti speditamente. Non si tratterebbe più di bloccare l’opera ma di distruggerla a colpi di dinamite.

di Carlo Valentini Twitter: @cavalent

La soluzione indolore per il governo in merito alla Tav? Lasciare che il tempo passi. Così non sarà più tecnicamente possibile bloccarla e Lega e 5stelle potranno festeggiare a tarallucci e vino mentre il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, potrà tirare un sospiro di sollievo. La Lega porterà a casa la vittoria della realizzazione dell’opera, a favore della quale sono schierati imprenditori, associazioni economiche, sindacati e la Regione Piemonte, mentre i 5stelle potranno ripararsi dalle critiche dei No Tav che li hanno votati trincerandosi dietro la foglia di fico che ormai era troppo tardi per intervenire e cancellare l’infrastruttura. Insomma, tutti contenti, tranne i pasdaran del No.

Che ci si stia avviando verso questo epilogo emerge dalle parole di uno che di Tav se ne intende, Roberto Macri, per dieci anni direttore della Cmc, il colosso delle costruzioni di Legacoop, quasi 1,5 miliardi di fatturato, le ultime commesse acquisite sono impianti idroelettrici in Laos e Kenya oltre a opere infrastrutturali negli Stati Uniti. L’impresa è tra le più impegnate nella realizzazione della Tav Torino-Lione e quindi ha il polso della situazione. Poiché Macri ha lasciato qualche giorno fa l’incarico di direttore ed è uscito dalla Cmc può parlare a ruota libera e dopo avere sottolineato l’assurdità di pagare penali miliardarie e perdere 4 mila posti di lavoro, sostiene che si sta andando comunque verso il punto di non ritorno: «Nel cantiere di Chiomonte abbiamo praticamente concluso, mancano solo poche finiture. Invece sul cantiere Smp4 siamo a circa il 70% dei lavori completati e si va avanti speditamente. Perciò se dovessero decidere davvero per uno stop, mi domando se burocraticamente riuscirebbero ad arrivare in tempo. Non so proprio come potrebbe concretizzarsi, a questo punto, un congelamento della Tav. Sia dal punto di vista delle procedure che da quello della logica. È come se in una casa dove manca solo il tetto si mandassero via i muratori».

Insomma, il tempo passa e i lavori procedono al di là degli slogan. Non si tratterebbe più di bloccare l’opera ma di distruggerla a colpi di dinamite. Sulla stessa lunghezza d’onda e l’ingegner Yves Sarrand, direttore generale del dipartimento della Savoia, uno dei più alti funzionari pubblici francesi che si occupano della Tav. Sul suolo francese si sta scavando la galleria di base tra Susa e Saint Jean de Maurienne: «La discussione se realizzare l’opera», dice, «appartiene da tempo al passato. La Torino-Lione non è un progetto, è un cantiere che sta procedendo. Stiamo lavorando e le frese scavano. Ormai non è più possibile interrompere o tornare indietro».

Anche il presidente della Regione, Sergio Chiamparino (Pd), è d’accordo. E contrappone ai gruppi dei contrari una grande manifestazione senza simboli di partito ma con la partecipazione di tutte le forze, politiche e sociali, che vogliono la Tav. Si svolgerà a settembre. Inoltre sventola la possibilità di un referendum, per rendere esplicito che la stragrande maggioranza dei piemontesi è a favore dell’opera. Con grande imbarazzo del governo poiché Pd e Forza Italia si ritroveranno insieme sul fronte del Sì, 5stelle sarà su quello del No e la Lega, che vuole l’infrastruttura (sulla quale Matteo Salvini ha detto di non transigere) dovrà decidere dove stare.

I 5stelle, per ora, continuano nella campagna mediatica contro la Torino-Lione. Del resto proprio Luigi Di Maio il 20 dicembre 2016 scriveva su Facebook: «Sto presiedendo l’aula di Montecitorio e oggi è prevista la votazione di una ratifica vergognosa: la tratta Tav Torino-Lione. Oggi pomeriggio si decide il via libera a 57 km di tunnel che sventra inutilmente un intero territorio, con costi stimati, secondo gli ultimi preventivi, in 26 miliardi. Ci indebiteremo per anni, con il rischio di due tipi di infiltrazioni: l’amianto nelle acque e la mafia nei cantieri dell’opera. Noi ci opporremo in ogni modo».

Il trattato con la Francia fu approvato con 285 voti a favore, 103 contrari e 3 astenuti. Erano passati 25 anni dall’avvio dell’iter. Costo preventivato, 8,3 miliardi di euro, da dividersi con la Francia e l’Europa. Il bello è che a sovrintendere alla Tav vi è un Commissario di governo, Paolo Foietta, col quale il ministro alle Infrastrutture, Danilo Toninelli, non vuole parlare. Lui si lamenta: «Come Commissario di governo sembra un po’ un paradosso che io conosca le posizioni del governo leggendole sui giornali. Ho reiterato due lettere formali di richiesta di incontro al ministro, una subito il 6 giugno e l’altra a metà luglio. Non ho ricevuto nessun riscontro, neanche una telefonata da una segretaria che dicesse: abbiamo ricevuto la lettera e parleremo con lei».

Uno sgarbo istituzionale sottolineato dalla parlamentare forzista Claudia Porchietto che sta predisponendo una class action verso il ministro Toninelli perché «i piemontesi hanno il diritto di chiedere i danni al ministro. Pensavamo che fosse ignoranza, ma questa è colpa grave. I suoi messaggi via Facebook e Twitter sono molto pericolosi. Parlano di infiltrazioni mafiose e costi che lievitano, mettendo in cattiva luce il territorio. Inoltre è vergognoso che un ministro riceva esperti No Tav e non abbia il tempo di incontrare il Commissario di governo». E non si renda conto, conclude, che la sua è una posizione di retroguardia, ormai fuori tempo massimo. © Riproduzione riservata

02/08/2018 – Italia Oggi

La spina dorsale del paese venne giudicata un spreco dall’Unità nel 1964 all’inaugurazione 

Anche l’Autosole era inutile

La stessa pantomima si sta ripetendo ora con la Torino-Lione

di Paolo Annoni Il Sussidiario.net

«Abbiamo l’autostrada, ma non sappiamo bene a che serve… è evidente l’impegno di spremere l’economia nazionale nella direzione di una motorizzazione individuale forzata… dimenticando che mancano le strade normali in città e nel resto del Paese». Questa è l’opinione che trovava un lettore dell’Unità il 3 ottobre 1964 dopo che il governo Moro inaugurava l’Autostrada del sole. Oggi diremmo che quel governo aveva «sprecato i soldi pubblici» per un’opera faraonica che non serviva. Probabilmente non c’era nessuno perché ci volevano due giorni; quando i due giorni sono diventati ore la storia è cambiata. Sarebbe interessante ricostruire i flussi turistici in Italia o del trasporto merci prima e dopo l’opera. Sarebbe interessante ricostruire gli effetti sulle imprese.

All’apertura dell’autostrada non «si sapeva bene a che serviva»; racchiudere su un foglio excel l’impatto di opere infrastrutturali di questa portata è impossibile perché c’è un mondo prima e dopo e serve una grande dose di lungimiranza e di coraggio per iniziarle e vedere l’impatto di lungo termine. Non si possono fare i «conti della serva» su opere che cambiano il modo di spostarsi di un paese e che cambiano la competitività delle sue imprese; molte opere che oggi vediamo in coda o affollate all’apertura erano vuote. E se proprio vogliano usare i fogli excel bisognerebbe considerare che certe opere vengono usate cento anni dopo la loro inaugurazione. È il caso di alcuni passi alpini o di alcune linee della metropolitana di Londra.

A proposito di Londra, oggi si sta costruendo un tunnel ferroviario di quasi 120 chilometri per la modica cifra di 20 miliardi di euro che oggi in Italia sarebbe sicuramente ritenuto «inutile». Su alcune tratte si risparmiano «solo 20 minuti o meno»; però si eliminano i ritardi, si incentiva enormemente un mezzo che non inquina e si costruisce una rete che connette una delle maggiori capitali europee agli aeroporti in tempi rapidissimi eliminando ogni contrattempo. Da Milano ci metteremo di meno ad andare a Canary Wharf atterrando a Heathrow che in Liguria o in Romagna in una giornata di traffico. Questo vantaggio competitivo di Londra quanto vale? Quanto vale lo svantaggio competitivo delle imprese italiane se non hanno le stesse possibilità di muovere le merci oppure devono mettere in conto le giornate di traffico, la neve, la pioggia, gli incidenti, ecc. Figuriamoci per i turisti che non dimenticheranno mai il contrattempo nelle due sudatissime settimane di ferie.

Sarebbe anche il caso di chiedersi come mai la Svizzera, la Francia e l’Inghilterra si sono impegnate in questo tipo di opere che in Italia vengono abbandonate in alcuni casi dopo averci speso centinaia di milioni. Perfino nell’America degli aerei e della benzina economica si sta rispolverando l’idea dei treni ad alta velocità (anche in Texas ). Non si decide pro o contro la Tav, che in Francia stanno facendo, con una calcolatrice; si decide immaginando se l’Italia vuole essere dentro o fuori certe reti di merci e turisti e avere le stesse chance degli altri. Pensiamo solo, a proposito di turismo, cosa voglia dire proporre un pacchetto in cui si atterra a Roma e in tre ore si può andare a Milano o al mare in Calabria.

Se il Movimento cinque stelle tiene ai soldi degli italiani scoperchi piuttosto il pentolone dei concessionari autostradali a cui sono stati garanti rendimenti in doppia cifra per un monopolio pubblico, senza rischio, persino negli anni dei tassi a zero oppure faccia partire le gare evitando regali. Qualcuno avrà visto gli incrementi medi in alcune tratte autostradali negli ultimi dieci anni o le acquisizione transfrontaliere a botte di miliardi di euro Se invece si finirà con le opere autostradali finanziate dai concessionari con rendimenti da leccarsi i baffi e la Tav morta e sepolta l’unico sentimento sarà la delusione.

02/08/2018 – Corriere delle Alpi

Asco, F2i va alla conquista delle quote dei sindaci

IL RISIKO DELLE UTILITIES
Il titolo vola sull’ interesse del fondo che dice: vogliamo farne un campione Sul piatto un’ offerta più alta del valore di recesso da esercitare entro il 10 agosto
Roberta Paolini / TREVISOF2i il fondo infrastrutturale tenta di forzare il fronte dei comuni azionisti di Asco Holding. La sgr guidata da Renato Ravanelli è interessata ad investire nella cassaforte che detiene la maggioranza della utility Ascopiave. Ad introdurli (ora si è fatto da parte) sarebbe stato Enrico Marchi, presidente di Finint a inizio luglio. Sul tavolo il progetto vagheggiato da tempo: costituire una grande utility del Veneto.E il mercato ieri non ha tardato a speculare sulle ipotesi di investimento, facendo volare il titolo di Ascopiave oltre l’ 11%. F2i lunedì ha incontrato 13 comuni soci di Asco Holding, con l’ intenzione, a quanto pare, di avviare una campagna di persuasione dei sindaci. Mentre ieri, al termine di una seduta di Borsa che ha visto il titolo volare a livelli superiori alle quotazioni degli ultimi sei mesi, su richiesta di Consob, F2i ha dovuto comunicare al mercato le sue intenzioni. Il progetto delineato nelle comunicazioni si prefigge due obiettivi, si legge nella nota della sgr: il primo è favorire, attraverso una partnership con 2i Rete Gas un rafforzamento di Ascopiave nel settore della distribuzione del gas. Il secondo: un riposizionamento strategico della utility nel settore della vendita di energia elettrica e gas. Il comunicato aggiunge che l’ intenzione è di investire ad un valore più alto del prezzo di recesso che i comuni potrebbero esercitare prima dell’ entrata in vigore del nuovo statuto. La scadenza è il 13 agosto, entro quella data le diverse amministrazioni si dovranno pronunciare.legge madiaMa questa offerta, per quanto indeterminata nel valore, come non hanno mancato di rimarcare i vertici di Asco Holding in una comunicazione agli azionisti, lunedì sera, apre un dilemma del prigioniero. Perché con la pendenza della sentenza del Tar per la non conformità di Asco Holding ai dettami della legge Madia e che potrebbe essere confermata al Consiglio di Stato il prossimo 20 settembre, per le amministrazioni il sentiero si fa stretto.Il valore messo sul piatto dal fondo è più alto di quello che potrebbero ottenere recedendo, e perché lo statuto (che può comunque essere impugnato) prevede un periodo di impossibilità di vendere di due anni (lock up). Infine, il progetto di F2i, come scritto apertis verbis nella lettera agli azionisti datata 17 luglio, mira a valorizzare Ascopiave e farne un campione regionale (nella lettera si usano proprio questi termini).Insomma, ci sono i danari e c’ è il piano di sviluppo industriale. I vertici di Asco Holding, dal canto loro, non si sono chiusi in maniera definitiva all’ interesse, affermano solo che è necessario aspettare il 10 di agosto per vederci chiaro su chi deciderà di uscire. E temporeggiano. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.

01/08/2018 – Italia Oggi

Codice degli appalti, si avvia la controriforma

Subito una consultazione pubblica sul Codice appalti, propedeutica alla riforma vera e propria che il governo metterà in cantiere a settembre. L’obiettivo è fare ripartire gli investimenti e rivitalizzare un settore che, nonostante il nuovo Codice, resta in crisi.

di Francesco Cerisano

Subito una consultazione pubblica sul Codice appalti, propedeutica alla riforma vera e propria che il governo metterà in cantiere a settembre. L’obiettivo sarà far ripartire gli investimenti e rivitalizzare il settore. E per fare questo il ministero delle infrastrutture sta lavorando su regole più chiare e snelle, perché «snellire le procedure non è in contraddizione con la difesa della legalità». La semplificazione dovrà partire dalle delibere Cipe, passando per un miglioramento del raccordo tra la fase di programmazione e la progettazione da parte delle stazioni appaltanti, il cui livello qualitativo va innalzato per abbattere sprechi e casi di opere incompiute.

In audizione dinanzi alla commissione lavori pubblici del senato, il ministro delle infrastrutture e trasporti Danilo Toninelli ha illustrato le linee programmatiche del proprio dicastero. Un programma che punta deciso verso obiettivi sostenibili, abbandonando la logica delle opere mastodontiche e dispendiose («la legge obiettivo», ha detto Toninelli, «ha fallito, avendo realizzato il 15% del programma iniziale, travolta dall’ennesima sequela di scandali che ne hanno dimostrato la permeabilità rispetto alla corruzione, alla speculazione e alle infiltrazioni delle attività criminali») per virare su «tante piccole opere diffuse che servano realmente ai cittadini»: ponti, strade, varianti autostradali, riqualificazione del tessuto urbano, manutenzione della rete ferroviaria, rinnovo del parco mezzi (autobus e treni) e soprattutto sicurezza. Su questo fronte Toninelli ha annunciato che sono in arrivo incentivi per gli enti locali che avvieranno progetti sulla sicurezza stradale finalizzati a ridurre il numero delle vittime sul proprio territorio. I dati del 2017, infatti, parlano di oltre 3.300 vittime, 95 in più rispetto al 2016. Obiettivi, ha sottolineato il ministro, molto lontani dai target europei.

Confermati anche gli incentivi fiscali per l’installazione di dispositivi anti-abbandono dei bambini sui seggiolini auto.

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Tornando alle grandi opere, Toninelli ha spiegato che non tutte verranno abbandonate al proprio destino. Tutto dipenderà dall’analisi costi-benefici che il governo porterà avanti per ciascuna di esse. Un approccio nuovo che riguarderà non solo la Tav Torino-Lione, ma anche la Gronda autostradale di Genova, l’Aeroporto di Firenze, la Pedemontana lombarda, oltre alle opere dell’alta velocità (Terzo Valico, Nodo di Firenze, collegamento tra Brescia e Padova). Sulla Tav Toninelli ha confermato l’impegno preso dal governo Conte nella richiesta di fiducia al parlamento, ossia l’integrale ridiscussione del progetto tra Italia e Francia dopo una nuova valutazione costi-benefici. A svolgere tale analisi sarà la Struttura tecnica di missione per l’indirizzo strategico, lo sviluppo delle infrastrutture e il supporto alle funzioni di Alta sorveglianza presso il Mit. Nei prossimi mesi, ha annunciato il ministro, se ne conosceranno le valutazioni e sulla base di questi risultati il governo valuterà l’utilità delle singole opere e la loro sostenibilità.

Sulla fusione tra Anas e Ferrovie, Toninelli ha parlato di criticità «non adeguatamente valutate». Criticità che fanno della fusione «un fallimento annunciato». «Eventuali sinergie industriali», ha concluso il ministro, «possono essere realizzate a prescindere dalla fusione».

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02/08/2018 – Il Messaggero
Spoil system, cambi vietati al vertice delle authority

C’ è preoccupazione dalle parti del Colle. Se l’ impetuoso spoil system messo in atto dal governo, peraltro legittimamente, per collocare figure di fiducia ai vertici di società pubbliche ha provocato sguardi accigliati per le modalità non proprio ortodosse, l’ idea che un simile smottamento possa lambire le authority genera timori per le conseguenze che da ciò possono derivare sui mercati finanziari. Le istituzioni di vigilanza sono snodi tra i più delicati e non solo perché hanno il compito di assicurare il miglior funzionamento del sistema ostacolando le derive anomale, ma anche perché sono chiamate a garantire trasparenza e correttezza dei comportamenti dei soggetti vigilati, assicurando a investitori e consumatori la massima tutela possibile nel rispetto della stabilità e della competitività. Va da sé che per questo compito è necessario che ad esse sia garantita indipendenza e autonomia di giudizio. Una condizione che non viene richiesta nel tradizionale spoil system, dove oltre alla professionalità viene semmai pretesa una certa sintonia con la parte politica che affida gli incarichi. Non è per caso che le procedure di nomina di un manager alla guida di una partecipata sono più semplici rispetto a quelle che determinano gli incarichi di vertice delle autorità di vigilanza. Ed è anche per questo che i mandati affidati ai collegi che guidano le authority sempre durano fino a scadenza, oltre l’ alternarsi dei governi. Ciò a tutela di tutti. RANCORI IN CONSOB Nel caso di Mario Nava, da pochi mesi alla guida della Consob, in queste ore si vocifera di un tentativo di sostituzione che starebbe maturando in ambito Cinquestelle. E poiché è praticamente impossibile invocare la regola dello spoil system, si prova a mettere in discussione la validità del suo distacco temporaneo dalla precedente attività presso la Ue, con argomenti che non tengono in alcun conto che la nomina di Nava è stata validata da una presidenza del Consiglio, dalla Commissione Ue, dalla Corte dei Conti e blindata dal Quirinale. Ora, data l’ importanza del ruolo di controllore delle società e la Borsa, qualora si arrivasse a un cambio in Consob senza argomenti gravi e soprattutto ispirato dalla politica, insinuando nel mercato il sospetto che la Commissione ha perduto la necessaria indipendenza, è facile immaginare il seguito. Ancor peggio sarebbe se dovesse emergere che la politica ha agito su spinta di rancori personali interni alla stessa Consob. O.D.P. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

02/08/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e Territorio

Condotte, Unicredit blocca gli stipendi: sciopero a oltranza. «Subito il commissario»

Cinque mensilità non pagate, molti tecnici e dirigenti lasciano la società. I sindacati: «Di Maio nomini subito il commissario»

Fuga dei dipendenti (senza stipendio da cinque mesi) e contratti a rischio revoca per Condotte d’Acque Spa, ex colosso delle costruzioni in fase pre-fallimentare che attende dal 17 luglio scorso (data della richiesta) la nomina del commissario straordinario da parte del ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio. I dipendenti della società hanno scritto a Unicredit per tentare di sbloccare il pagamento di almeno una delle cinque mensilità arretrate, chiesto dal consiglio di gestione ma fermato dalla banca. Molti dipendenti, senza stipendio da mesi, si dimettono senza preavviso e importanti contratti (Brennero, ponte in Danimarca) rischiano di essere revocati se non sarà avviata al più presto la gestione commissariale.
I sindacati hanno proclamato uno sciopero a oltranza a partire dal 2 agosto.
GLI STIPENDI NON PAGATI
I dipendenti della società (oltre 1.000 compresi i cantieri, 140 nella sede di Roma) hanno cinque mensilità arretrate non pagate, e sono molte nelle ultime settimane le dimissioni volontarie per giusta causa (il mancato pagamento dello stipendio) e senza preavviso, presentate da dipendenti di Condotte. Se ne vanno ovviamente “i migliori”, tecnici e dirigenti, senza neppure lasciare le consegne o le password del loro computer. C’è davvero il rischio – sottolineano i sindacati – che quando arriverà il commissario la società non ci sarà più, e non resterà che procedere a una liquidazione.
Per questo il consiglio di gestione ha deciso nei giorni scorsi di procedere al pagamento di almeno una mensilità arretrata su cinque, circa un milione di euro su 5, comunque certo di poter contare su sufficiente liquidità per gestire la transizione al commissario. Ma Unicredit, presso cui è aperto il conto corrente, ha bloccato i bonifici. «l’atteggiamento assunto da codesto Istituto è del tutto incomprensibile – scrivo i 140 dipendenti della sede di Roma in una lettera inviata ieri a Unicredit – una decisione che rappresenta un grave pregiudizio per la conservazione dell’integrità aziendale e per la prosecuzione dell’attività ordinaria dell’azienda, rammentando che la corresponsione delle retribuzioni rappresenta un diritto inviolabile dei lavoratori, sancito anche dalla Costituzione».
«Ricordiamo – conslude la lettera – che le risorse economiche di cui la società dispone devono considerarsi liberamente utilizzabili in mancanza di cause ostative, allo stato inesistenti».
LO SCIOPERO
I sindacati dell’edilizia (Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil, sedi di Roma) hanno comunicato ai vertici di Condotte la proclamazione di uno sciopero a oltranza, a partire dal 2 agosto alle ore 9, a causa della vicenda dei mancati pagamenti degli stipendi (cinque mensilità arretrate) e soprattutto del blocco dei bonifici di una mensilità, decisa dal consiglio di gestione di Condotte e bloccati da Unicredit, titolare del conto corrente. Secondo i sindacati «la situazione non è più sostenibile, tanto da pregiudicare la continuità lavorativa», e scrivono: «Ci riserviamo inoltre la possibilità di fare un presidio sotto la sede di Unicredit Spa». Lo sciopero interesserà tutti i dipendenti di Condotte, compresi i lavoratori dislocati all’estero e le società collagate.Lo stallo che sta vivendo la società, con cassa quasi azzerata e in attesa del commissario, mette a serio rischio anche i contratti di appalto, sui quali pure il commissario dovrebbe poter contare per riavviare l’azienda. Due in particolare destano preoccupazione: il ponte Storstrom in Danimarca da 38 milioni di euro (quota Condotte), per il quale devono essere versate le fideiussioni entro fine agosto, e ancor più il lotto H51 del Brennero, 338 milioni per Condotte, per il quale il committente Bbt ha già diffidato la società a versare quanto previsto dalla legge, pena la revoca del contratto.
«SUBITO IL COMMISSARIO»
I sindacati hanno scritto il 1° agosto al Ministro Di Maio per sollecitare al più presto una decisione: la continuità aziendale e il perimetro dell’azienda si assottigliano ogni giorno che passa, scrivono. La lettera è firmata dai segretari generali di Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil (rispettivamente Vito Panzarella, Franco Turri e Alessandro Genovesi): dopo aver sottolineato i lunghi mesi persi da gennaio a oggi nella trattativa voluta dalla proprietà Ferfina con Oxy e poi Attestor, i sindacati dell’edilizia sollecitano una scelta immediata da parte del Ministro, con individuazione del commissario tre le 250 candidature presentate e firma del decreto. A quanto si apprende il gabinetto di Di Maio starebbe selezionando una short list di 20 nomi, dalla quale scegliere a sorte il commissario.
Alessandro Arona © RIPRODUZIONE RISERVATA

02/08/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e Territorio

Autostrade, pubblicata la decisione Ue: l’80% dei lavori in gara è principio generale

Alessandro Arona

Vale per Autostrade, ma anche per la Asti-Cuneo, e l’Italia dovrà impegnarsi a modificare norme in contrasto con il principio

La Commissione europea ha pubblicato ieri il testo ufficiale della decisione C(2018) 2435 presa dall’esecutivo di Bruxelles il 27 aprile scorso in materia di proroghe di alcune concessioni autostradali italiane, chiesta dal precedente ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio. La decisione conferma il via libera (da confermare con atti aggiuntivi da parte del Mit con le società) a 4 anni di proroga per Autostrade per l’Italia, a fronte di investimenti per 7,938 miliardi di euro con incrementi tariffari inferiori a quanto oggi previsto, e 4 anni a Satap A4 (Gruppo Gavio) per finanziare in cross-financing il completamento della Asti-Cuneo. La Commissione impone però come condizione, sia per Aspi che per la Asti-Cuneo, che l’80% dei lavori da realizzare siano affidati a imprese di costruzione “terze”, con gare europee. Un principio affermato come irrinunciabile e generale per le società che gestiscono concessioni non affidate con gara.
La Commissione afferma che la proroga senza gara delle concessioni, ai fini di rendere realizzabili ingenti investimenti senza gravare troppo sulle tariffe, può essere compatibile con le regole europee sulla concorrrenza solo a fronte di una serie di severi paletti quali un tetto annuale agli aumenti tariffari (al massimo, ogni anno, il tasso di inflazione maggiorato dello 0,5%), tetti alla remunerazione dei soci, controlli sugli investimenti, misure per ridurre eventuali “sovracompensazioni”, e impregni del governo italiano sulle concessioni da mettere in gara. Tra i paletti anche l’obbligo dell’80% dei lavori in gara: e la commissione scrive che questo accordo con l’Italia – fatto nel 2017 – deve valere come principio generale, anche se ci sono state in seguito modifiche normative. Anzi, «ci si apsetta che tutti gli accordi siano trasferiti in un modificato quadro normativo e regolatorio».
Potrebbe dunque essere a rischio infrazione europea la modifica al Codice appalti introdotta dalla legge di Bilancio 2018 che riabbassava dall’80 al 60% la quota di lavori delle concessionarie autostradali da mettere in gara. Sicuramente Aspi e Satap, se il Ministro Toninelli andrà avanti sulla strada delle proroghe, dovranno applicare l’80%. Ma leggendo il testo defiitivo della delibera sicuramente all’ufficio legislativo del Mit dovrà essere fatta qualche riflessione sull’eventuale ritorno in via generale, nella legge, all’80%.
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02/08/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e Territorio

Metropolitane e ferrovie regionali, l’Unificata risblocca i decreti Delrio da 1,7 miliardi

Alessandro Arona

Toninelli avalla le scelte del suo precedessore e rimanda i Dm (finanziati dal Fondo Investimenti) all’intesa con le Regioni

I decreti del ministro delle Infrastrutture che hanno ottenuto il 1° agosto l’intesa della conferenza Unificata Stato-Regioni-Città sono esattamente quelli già predisposti e approvati (a dicembre e febbraio scorsi) dall’allora ministro Graziano Delrio, e che hanno perso validità dopo la sentenza della Corte Costituzionale del 7 marzo che ha stabilito che per assegnare le risorse del Fondo statale Investimenti (comma 140 legge di Bilancio 2017) sui singoli decreti “a valle” della ripartizione generale serve sempre l’intesa con gli enti territoriali interessati.
L’attuale titolare del dicastero delle Infrastrutture Danilo Toninelli, che nelle sue linee programmatiche ha mostrato in questi giorni di essere perfettaente in linea con Delrio su “cura del ferro”, metropolitane, Tpl, piste ciclabili, sicurezza ferrovie regionali, ha confermato al centesimo le ripartizioni già decise dal Mit nel 2017 e firmatre da Delrio, e ha chiesto la convocazione urgente della Conferenza unificata per sbloccare l’assegnazione delle risorse.
A metropolitane, filovie e in generale interventi per il trasporto rapido di massa nelle grandi città vanno 1.397 milioni di euro, soprattutto per interventi di completamento di opere in corso e manutenzione delle linee esistenti. Nella lista soprattutto città del centro- Nord, dopo i fondi Fsc per metropolitane al Sud assegnati dal Cipe il 22 dicembre (
vedi) : le quote più rilevanti dei fondi vanno a Roma (425,5 milioni) e Milano (396 milioni), seguite da Torino (223 mln), Genova (137,3), Catania (59), Padova (56) e Firenze (47 milioni).
Comunque si tratta di scelte di Delrio, non di Toninelli. A quest’ultimo va il merito di aver rimesso in moto la macchina senza puntare a rivedere tutto da zero.
Anche per messa in sicurezza delle ferrovie regionali, 338 milioni di euro, la ripartizione allegata al decreto Toninelli è esattamente quella firmata da Delrio a febbraio. Le quote più rilevanti vanno alle ferrovie della Calabria (75 milioni), Circumvesuviana (44), ferrovia Roma-Civita Castellana-Viterbo (67), ferrovie Appulo-Lucane (22). © RIPRODUZIONE RISERVATA

02/08/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e Territorio

Olimpiadi 2026, investimento di 376 milioni per portare i giochi invernali a Torino, Milano e Cortina

Q.E.T.

Le strutture sono già esistenti o da ammodernare, con le uniche eccezioni di Milano con il PalaItalia a Santa Giulia-Rogoredo e il villaggio olimpico 1 previsto allo scalo ferroviario Porta Romana

Lo sci alpino al Sestriere, in Alpette, Santa Caterina o altra località da individuare in accordo con la Fisi, lo sci nordico tutto in Valtellina con Bormio, mentre l’hockey su ghiaccio si dividerà tra il Pala Alpitour di Torino e il Palasharp di Milano. Ancora da individuare i siti per le cerimonie di apertura e chiusura, mentre le medal plaza si dividono in tre per ognuna delle tre città inizialmente candidate e altrettanti villaggi olimpici per gli atleti a Milano, Bormio (Sondalo) e Cortina. Dalla sintesi dei tre progetti iniziali nasce così il progetto della candidatura italiana ai Giochi invernali del 2026: una fusione tra Cortina, Milano e Torino che ha portato a delineare una nuova mappa tra siti gare e eventi.
Tra le discipline competitive quattro verranno ospitate a Milano (curling, figure skating, short track e hockey femminile) e altrettante in Valtellina (biathlon, freestyle, sci nordico e snowboard) e a Cortina (bob, skeleton, slittino e sci alpino), due in Val di Fiemme (salto e combinata nordica) e a Torino (speed skating e hockey maschile), lo sci alpino al Sestriere.
La previsione di investimento finale è pari a 376,65 milioni di euro, con costi inferiori a quelli di ciascuno dei singoli studi di Cortina, Milano e Torino. Tutte le venues contenute nel progetto sono strutture già esistenti o da ammodernare, con le uniche eccezioni di Milano con il PalaItalia a Santa Giulia/Rogoredo e il villaggio olimpico 1 previsto allo scalo ferroviario Porta Romana.
In tutto sono tre i villaggi olimpici previsti, compresi quelli a Sondalo (ex ospedale E.Morelli) nel comune di Bormio e a Cortina-Socol. Tre anche le medal plaza, una per città: in Piazza Duomo a Milano, in Piazza Vittorio a Torino e al campo sportivo De Rigo Fiames a Cortina. Tra le località non competitive, hotel degli atleti a Torino e Val di Fiemme (Carano), villaggi media montani a Bormio e Cortina, Mpc/Ibc a Milano-Rho Fiera e Torino-Lingotto, mountain media centre a Sestriere, Bormio, Trento e Aeroporto di Fiames. Nel masterplan si specifica comunque che «trattasi di ipotesi di ubicazione dei siti che potrà essere affinata ed eventualmente modificata in fase di redazione del dossier di candidatura».
Particolare rilievo viene posto all’eredità materiale dei Giochi, che secondo lo studio sarà assicurata dalla realizzazione del nuovo Palazzetto del Ghiaccio a Milano, dalla riqualificazione del Palasharp, della pista di bob, slittino e skeleton di Cortina e dall’ammodernamento di due impianti sportivi a Torino. Nel computo delle distanze da una località all’altra, il massimo tempo di percorrenza è nel collegamento tra Milano e Cortina (408,4 km percorribili tra 4h 17′ e 4h 39′).
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BOLLETTINO BANDI

Roma, riparte l’iter per il ponte dei Congressi: in gara la verifica del progetto per 708mila euro

Alessandro Lerbini

Per l’edilizia museale al via due servizi dell’Università di Padova (1,4 milioni) e del Comune di Genova (323mila euro)

A Roma riparte l’iter per il ponte dei Congressi. Il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti ha pubblicato il bando per l’affidamento del servizio di verifica del progetto definitivo (realizzato in house da Risorse per Roma)per la realizzazione del ponte dei Congressi, viabilità accessoria e sistemazione della banchina del Tevere, adeguamento del ponte della Magliana.

Il servizio ha un importo di 708mila euro. La verifica andrà fatta dall’aggiudicatario sulla totalità dei documenti progettuali con riferimento a tutte le opere che compongono l’intervento. A seguito dell’approvazione del progetto definitivo, il provveditorato interregionale avvierà la procedura di affidamento dei lavori (per 131 milioni più Iva) con general contractor.

L’opera, nei giorni scorsi, aveva incassato nel maxi-emendamento all’assestamento di bilancio di Roma fondi statali per 144 milioni. L’intervento è cofinanziato dal Campidoglio con 28 milioni, soldi che sono avanzi di amministrazione. Il bando rimane aperto fino al 31 agosto.

Musei
Per i progettisti al via anche due gare per realizzare musei. L’Università di Padova manda in gara la progettazione definitiva ed esecutiva, coordinamento della sicurezza in fase di progettazione, direzione lavori e coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione per la realizzazione del museo della Natura e dell’Uomo nel complesso edilizio di Palazzo Cavalli. Per l’incaricato è previsto un compenso di 1,442 milioni (termine: 11 ottobre).

Il Comune di Genova assegna invece la progettazione definitiva ed esecutiva comprensiva dell’allestimento espositivo e del coordinamento della sicurezza in fase di progettazione delle opere di adeguamento funzionale, restauro e risanamento conservativo in previsione della realizzazione del museo nazionale dell’Emigrazione Italiana presso la Commenda di San Giovanni di Prè. Il compenso ammonta a 323mila euro (scadenza: 17 settembre).

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Anas, manutenzione straordinaria sulla Bari-Brindisi-Lecce per 178,9 milioni

Alessandro Lerbini

Accordo quadro triennale finalizzato alla riqualificazione e messa in sicurezza dell’itinerario. Scadenza: 28 settembre

L’Anas mette a norma la Bari-Brindisi-Lecce. Vale 178,9 milioni il bando di accordo quadro, della durata di tre anni, per l’esecuzione di interventi di manutenzione straordinaria finalizzata alla riqualificazione e messa in sicurezza dell’itinerario Ss 16 dal km 805+200 al km 859+900, Ss 379 dal km 0+000 al km 51+020, Ss 613 dal km 0+000 al km 34+099.

Gli interventi riguardano la sostituzione delle barriere di sicurezza, la riqualificazione della pavimentazione stradale, l’adeguamento degli impianti tecnologici anche mediante riqualificazione energetica.

La gara è divisa in cinque lotti con importi variabili tra 30 e 40 milioni. Ogni concorrente potrà presentare offerta per un solo lotto. La copertura finanziaria dei contratti applicativi relativi agli accordi quadro troverà riscontro nei programmi finanziati di esecuzione dei lavori di Anas. Le offerte dovranno pervenire entro il 28 settembre.


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