Rassegna Stampa 27/7/2018

27/07/2018 – Il Sole 24 Ore – Diritto 24

Eversheds Sutherland con l’Impresa Molinaro vince il ricorso contro l’aggiudicazione dell’appalto indetto da Acqualatina S.p.A., per i lavori di manutenzione straordinaria delle reti idriche e impianti nell’ATO4 – Lazio Meridionale Latina

Eversheds Sutherland, con Mariangela Di Giandomenico, Of Counsel, responsabile del dipartimento di diritto amministrativo per l’Italia, ed Enrica Cortelli, ha assistito l’Impresa Molinaro nel ricorso proposto da Cedils al TAR Lazio, Latina, contro l’aggiudicazione dell’appalto indetto da Acqualatina S.p.A.
Oggetto del ricorso, i lavori di manutenzione straordinaria delle reti idriche e degli impianti nell’ATO4 – Lazio Meridionale Latina, del valore di oltre 3 milioni e mezzo di euro.
Il TAR Lazio, Latina, con sentenza n. 445 del 25.7.2018, ha accolto il ricorso incidentale dell’Impresa Molinaro e ha dichiarato inammissibile il ricorso principale affermando rilevanti principi in tema di anomalia dell’offerta e incongruità degli oneri aziendali della sicurezza (artt. 95, co. 10, e 97, co. 5, d.lgs. n. 50 del 2016).
Il TAR ha in particolare chiarito che l’inosservanza dell’ “obbligo di indicare i propri costi di manodopera e di sicurezza, integra una violazione di una norma a carattere imperativo posta in essere da un operatore economico qualificato partecipante a una pubblica gara.” e pertanto deve indurre l’esclusione dell’offerta.
Nell’accogliere il ricorso incidentale di Molinaro, il TAR ha inoltre precisato che i vizi relativi all’incongruità degli oneri di sicurezza si riferiscono, non solo alla sussistenza di una causa legale di esclusione dell’offerta, ma anche a circostanze collocate, dal punto di vista logico, in un momento anteriore alla formazione del giudizio tecnico – discrezionale finale sulla congruità dell’offerta e pertanto, nella specie, non vengono in questione i temi della natura della verifica di anomalia e dei limiti del sindacato del giudice amministrativo.
Acqualatina è stata assistita dall’avvocato Alfredo Zaza D’Aulisio, coadiuvato dal collega di studio Giovanni Maiello, e dal responsabile degli affari legali della Società, avv. Tiziana Ferrantini.

 

27/07/2018 – Il Fatto Quotidiano

“La Lega farà saltare le autonomie regionali”

l’ intervista – Michele Emiliano. Il governatore della Puglia ha avviato l’ iter per il federalismo, ma teme brutte sorprese
Non più un’ esclusiva dei separatisti di Pontida, ma un’ esigenza condivisa da Nord a Sud. Oggi 13 regioni su 15 – tra quelle a statuto ordinario – hanno avviato l’ iter per ottenere l’ autonomia differenziata, ovvero il trasferimento sui territori di alcune competenze del governo. Presidente Emiliano, nei giorni scorsi anche la Puglia si è mossa per il federalismo. Eppure una volta era roba da leghisti. C’ è un fraintendimento di fondo: non è che perché si sono attivate Veneto, Lombardia e Emilia Romagna significa che sia il nord vuole tenere per sé i soldi delle tasse, togliendoli al sud. La Costituzione permette di trasferire alcune competenze e il relativo budget di spesa. In questo modo conviene a tutti, anche a noi, perché possiamo gestire più da vicino certe materie. Nel caso in cui alcune Regioni ottenessero l’ autonomia prima di altre, non si creerebbe uno squilibrio? Sì, se il Parlamento approvasse l’ autonomia Regione per Regione. Ma per evitare il rischio basta una legge unica per tutti, anche perché nessuno è così in ritardo con l’ iter rispetto agli altri. Non sarebbe rischioso uniformare tutti gli accordi con le Regioni? L’ unico discrimine dovrebbe esistere per escludere le Regioni che hanno debiti o ritardi nei pagamenti coi privati e coi fornitori. Nessuno sta dicendo di premiare l’ inefficienza. Per il momento tutte le forze politiche si dicono favorevoli alle autonomie. Crede davvero che filerà tutto liscio fino alla fine? Sarò sincero: secondo me il governo troverà il modo di mandare tutto all’ aria. Come mai? Erika Stefani, il ministro agli Affari Regionali, è leghista e si è detta disponibile ad aiutare i governatori. Spero che la Lega, quando si arriverà al dunque, non si comporti come il mio partito, che si è preso paura dell’ energia e delle idee dei governatori locali e ha cercato in tutti i modi di contenerli. La Lega di Salvini sarà disposta a dare più potere alla Lega di Zaia? Lo spero, ma non mi illudo. Per il momento nessun intoppo. Un provvedimento del genere passerà soltanto se saranno tutti d’ accordo: territori e partiti diversi. Deve avere lo stesso peso politico di una riforma costituzionale, questa volta in direzione opposta all’ accentramento voluto da Renzi e bocciato col referendum due anni fa. A proposito di Costituzione, la Carta prevede anche cinque Regioni a statuto speciale. Dobbiamo aspettarci qualcosa? Se si realizzasse l’ autonomia differenziata sarebbe una buona occasione per discuterne, perché perderebbero di senso. Se in questi anni la Puglia avesse goduto di qualche competenza in più, sarebbe cambiato qualcosa nella gestione dell’ Ilva? Diciamo che ci saremmo evitati i dodici decreti con cui i governi hanno reso difficile persino ai magistrati bloccare gli impianti pericolosi per la vita dei dipendenti. Lorenzo Giarelli

 

27/07/2018 – Il Messaggero

Un progetto che può mandare in pezzi l’ Italia

Regioni e autonomia
Nelle prossime settimane, l’ Italia come la conosciamo potrebbe andare in pezzi; e diventare un Paese arlecchinesco nella sua organizzazione e dalle crescenti disparità nei diritti fra i suoi cittadini. Non si tratta di un giudizio politico o etico; ma di una valutazione tecnica, collegata al processo di aumento dell’ autonomia delle Regioni che si è avviato con i referendum lombardo-veneti dell’ autunno. In particolare fa riferimento alla bozza di legge nazionale che è stata ufficialmente proposta nei giorni scorsi, per prima, dal presidente leghista del Veneto come base per la trattativa alla sua controparte nazionale, cioè la ministra leghista veneta titolare della materia (che «si sta muovendo bene, in maniera seria e attiva», a giudizio dello stesso presidente). Questa proposta si basa su tre elementi fondamentali. Il primo riguarda il processo: si suggerisce che l’ intera materia sia delegata dal Parlamento al Governo; che poi, tramite una Commissione paritetica Italia-Veneto dovrebbe predisporre tutti i relativi decreti legislativi (articoli 2 e 3). Il secondo riguarda il merito. La Regione Veneto vuole una competenza esclusiva su tutto. Un elenco incompleto (art. 6): la programmazione dell’ offerta formativa scolastica (regionalizzando gli insegnanti), i contributi alle scuole private, il diritto allo studio universitario, la cassa integrazione guadagni, la programmazione dei flussi migratori. E poi la previdenza complementare, la contrattazione per il personale sanitario, l’ offerta universitaria, i fondi per il sostegno alle imprese, le Soprintendenze, i fondi per l’ edilizia scolastica, le valutazioni sugli impianti con impatto sul territorio, le concessioni per l’ idroelettrico e lo stoccaggio del gas, le autorizzazioni per elettrodotti, gasdotti e oleodotti, la protezione civile, i Vigili del Fuoco, le strade e le autostrade, i porti e gli aeroporti (e una zona franca, tanto per gradire), la partecipazione alle decisioni relative agli atti normativi comunitari, la promozione all’ estero, l’ Istat, il Corecom al posto dell’ Agcom, le professioni non ordinistiche. E altro. Il terzo riguarda i soldi (art. 7). Il Veneto non reclama solo le risorse attualmente spese dal Governo nazionale. Ma propone un nuovo meccanismo di calcolo (sempre stabilito dalla Commissione paritetica Italia-Veneto, e che dovrebbe valere solo per il Veneto) basato su fabbisogni standard che tengano conto anche del gettito dei tributi maturato nel territorio regionale; con la garanzia, pure, che le risorse crescano nel tempo con le stesse dinamiche positive del PIL della Regione. Si tratterebbe di una sostanziale secessione. Ma conservando, comodamente, tutti i benefici dell’ appartenere all’ Italia e all’ Europa. Ai giuristi stabilirne la costituzionalità; ma la sostanza è chiarissima. La modalità di decisione taglierebbe completamente fuori il Parlamento, i rappresentanti di tutti i cittadini italiani, dalla valutazione delle funzioni e delle risorse da trasferire e quindi dal ridisegno dell’ intera amministrazione del paese; delegando il potere ad una commissione mista, come fra due stati sovrani. Implicherebbe la rottura della programmazione unitaria di tutte le infrastrutture e del funzionamento di tutti i grandi servizi nazionali. Renderebbe vacuo il ruolo strategico, di indirizzo e di coordinamento del governo nazionale; puramente rappresentativo il ruolo della Capitale. Determinerebbe meccanismi di calcolo delle risorse regionali caso per caso; e quindi la formalizzazione di gruppi di italiani di serie A e B (e C e D), con diversi diritti e diversi servizi. L’ aspetto straordinario è che di fronte a questa proposta tecnicamente eversiva degli attuali assetti – l’ intera politica italiana tace. Non solo la Lega, che non ha interesse a rendere evidente il suo ruolo, da sempre, di partito territoriale. Tacciono i 5 Stelle alleati di governo, alle prese con i fondamentali vitalizi. Ma tace anche l’ opposizione; in particolare quella di centro-sinistra che appare, anche su questa materia, in uno stato comatoso. Anzi sul quel fronte, le giunte rosse si sono precipitate anch’ esse a richiedere condizioni particolari di autonomia. Il culmine si è raggiunto quando anche alcuni regioni del Sud (a cominciare dalla Puglia) le hanno seguite. Forse per puro protagonismo mediatico dei Presidenti; forse per il desiderio di ottenere qualche potere di interdizione in più per la politica regionale; fingendo di dimenticare che questo processo rischia di essere devastante per tutti i cittadini del Centro-Sud. Tra l’ altro, con un governo che mira con la flat tax ad una forte caduta del gettito fiscale nazionale, e con questi processi di autonomia fiscale regionale, è evidente che sarà il ruolo perequativo della finanza pubblica nazionale a vantaggio dei cittadini dei territori più deboli a risentirne nettamente. Ora la trattativa dovrebbe essere condotta per quasi tutte le attuali regioni a statuto ordinario, definendo competenze (e meccanismi finanziari ad hoc?) caso per caso. Si sta così generando una situazione di grande caos. Ma in cui un aspetto è chiarissimo. Tutti i protagonisti mirano solo ad interessi particolari, personali, territoriali; a nessuno sembra interessare l’ Italia; il complessivo interesse nazionale, la sostenibilità dell’ organizzazione statuale, il ruolo di governo dell’ intero paese, un corretto rapporto fra Roma e le regioni, l’ eguaglianza dei diritti dei cittadini. Tutti sembrano condividere la sfiducia in un futuro comune di successo; propugnare solo la logica del «si salvi chi può». © RIPRODUZIONE RISERVATA. Gianfranco Viesti

 

27/07/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e Territorio

Istat, la fiducia nelle costruzioni mai così in alto: toccato il livello massimo dal 2007 (prima della crisi)

Al. le.

Istat: dinamica vivace per la costruzione di edifici e le ristrutturazioni. Dati Cribis: segnali positivi anche dai pagamenti

Torna il “sereno” sul settore dell’edilizia. Almeno per quanto riguarda la fiducia degli operatori. A certificarlo è l’Istat che evidenzia un deciso rafforzamento della crescita dell’indice di fiducia delle costruzioni, tornato ai livelli di prima della crisi.
L’Istituto nazionale di statistica ha registrato a luglio un miglioramento che porta l’indicatore a 139,9 punti, il livello più alto da oltre 11 anni (a maggio 2007 era a 140,2).
Il valore, che sintetizza i saldi sugli ordini e le tendenze dell’occupazione, si attesta, nella media del periodo gennaio-luglio 2018, al di sopra del livello medio registrato nell’ultimo semestre del 2017 di ben 3 punti percentuali.
A trainare la percezione sono i giudizi sugli ordini e le attese sull’occupazione presso l’azienda. L’Istat segnala in particolare «una dinamica vivace» per la costruzione di edifici e, ancora di più, per le attività specializzate di costruzione, incluse le ristrutturazioni.
Pagamenti
Secondo lo studio Cribis, società del Gruppo Crif specializzata nella business information, da un confronto con il 2010 emerge un incremento importante dei pagamenti alla scadenza pari al 14,5%, a fronte di un aumento dei ritardi gravi di oltre il 68%. Rispetto a marzo 2017 le imprese puntuali registrano una crescita dello 0,9% e un aumento di ritardi superiori ai 30 giorni pari all’1,6%. Guardando ai comparti produttivi, il settore dei servizi finanziari è quello con le performance migliori (52,8% di imprese puntuali) insieme al settore dell’edilizia (52%) e al manifatturiero (51,3%), mentre il commercio al dettaglio riporta le maggiori criticità (35% di pagamenti alla scadenza) ed è l’unico comparto che, a livello regionale, è inferiore alla media nazionale. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

27/07/2018 – Italia Oggi

Gare, la sanzione non è automatica Se l’impresa omette la condanna 

L’iscrizione nel casellario informatico da parte dell’Anac a seguito della segnalazione di una stazione appaltante per omessa dichiarazione di una sentenza rilevante sotto il profilo della moralità professionale, non è mai automatica, ma presuppone una autonoma attività valutativa. Lo ha affermato il consiglio di stato, sezione quinta, con la pronuncia del 23 luglio 2018, n. 4427 per una vicenda riguardante una procedura di appalto in cui era stata disposta l’esclusione di un concorrente per l’omessa denuncia di una sentenza penale rilevante sotto il profilo della moralità professionale. L’esclusione (disposta in vigenza del codice dei 2006) era scattata per lo stesso motivo oggi previsto dall’articolo 80 del decreto 50/2016, era quindi derivata dalle omissioni dichiarative che, a loro volta, avevano avuto per conseguenza la segnalazione all’Anac da parte della stazione appaltante.

L’Anac aveva dato luogo al procedimento sanzionatorio e all’iscrizione sul casellario informatico dell’impresa esclusa. I giudici hanno precisato che la legge non prevede un automatismo nell’esercizio dei poteri dell’Anac, tale per cui questa, «ricevuta la segnalazione, debba sempre e comunque procedere all’irrogazione di sanzioni, soprattutto se di natura reale ovverosia inibitorie dell’attività di impresa». Viceversa, ha detto il consiglio di stato «come del resto nello stato di diritto è proprio di ogni procedimento autoritativo-restrittivo, occorre un’autonoma e motivata attività valutativa, di ordine tecnico-discrezionale che, sulla base delle caratteristiche del fatto come accertato in sede penale in rapporto alla mancata sua esternazione in sede di gara, stimi se ciò debba comportare verso ogni pubblica amministrazione appaltante l’inaffidabilità morale dell’impresa».

Su questa stima l’Anac dovrà poi stabilire la misura della sanzione e l’iscrizione sul casellario, in considerazione della gravità e della rilevanza dei fatti che hanno distinto la falsa dichiarazione. L’Autorità non può quindi limitarsi a adottare le misure comunque in tutti i casi di omissioni, quasi in via automatica e indipendentemente da un apprezzamento in concreto in riferimento a quelle finalità.

© Riproduzione riservata

 

27/07/2018 – Italia Oggi

Consultazioni di mercato, Anac vara le linee guida

Consultazioni preliminari di mercato per l’affidamento di contratti di ogni importo, sia nei settori ordinari, sia in quelli speciali (acqua, energia e trasporti); i committenti non sono però vincolati a usarlo, trattandosi di istituto facoltativo e discrezionale; necessario che la consultazione non si sovrapponga alle procedure di affidamento della progettazione e fase progettuale e a quella esecutiva. Sono questi alcuni dei contenuti del documento di consultazione pubblica emesso il 24 luglio dall’Autorità nazionale anticorruzione propedeutico al varo di linee guida che regoleranno lo svolgimento da parte delle stazioni appaltanti delle «consultazioni preliminari di mercato» (di cui agli articoli 66 e 67 del codice dei contratti pubblici che recepiscono gli articoli 40 e 41 della direttiva 2014/24/Ue).

La consultazione pubblica sarà aperta fino al 20 settembre su un documento posto in consultazione contenente la bozza delle linee guida e la nota illustrativa. L’istituto delle consultazioni di mercato è preliminare, facoltativo e non decisorio e, ha sottolineato l’Anac, le stazioni appaltanti esercitano discrezionalmente la facoltà di svolgere procedure di consultazione senza essere tenute allo svolgimento delle stesse, come prevede l’articolo 66 del codice.

Lo scopo di queste consultazioni (che in base all’art. 66 servono «per la preparazione dell’appalto e per lo svolgimento della relativa procedura e per informare gli operatori economici degli appalti da esse programmati e dei requisiti relativi a questi ultimi) è ridurre le asimmetrie informative esistenti tra stazioni appaltanti e operatori di mercato: alle prime si consente l’acquisizione di forme di consulenza gratuite e a entrambe le parti l’acquisizione di informazioni rilevanti circa l’appalto in via di definizione.

Nella bozza di linee guida si prevede, in particolare, che le consultazioni preliminari di mercato possono essere svolte «indipendentemente dal valore della commessa» e non solo per gli appalti, ma anche per le concessioni «in considerazione del richiamo operato dall’articolo 164 del codice».

Non soltanto: la norma del codice si può applicare ai contratti da affidare nei settori ordinari, ma anche a quelli da affidare nei settori speciali (acqua, energia e trasporti), in forza del rinvio contenuto all’articolo 122 del codice.

Nel documento di consultazione pubblica l’Anac ha precisato anche che le stazioni appaltanti devono prestare attenzione a che la procedura di consultazione non si sovrapponga ai procedimenti di progettazione e ai concorsi di progettazione. Per i lavori, invece, la procedura di consultazione non deve determinare interferenze con discipline settoriali di edilizia e urbanistica. L’Autorità ha specificato anche che alle stazioni appaltanti non è consentito in alcun modo, in corso di consultazione preliminare, mutare la natura del procedimento o orientarne le finalità nel senso di una procedura diversa da quella con cui è stato dato avvio alla consultazione. Inoltre, occorre che le stazioni appaltanti avviino le consultazioni preliminari di mercato, dalle quali «non devono derivare vincoli per la stazione appaltante, né alcuna aspettativa per gli operatori consultati» dal dialogo competitivo e dalle indagini di mercato.

© Riproduzione riservata

 

27/07/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e Territorio

Appalti, è legittima l’aggiudicazione all’impresa che presenta la domanda di rottamazione dei ruoli

Paolo Speciale e Andrea Taglioni

Tar Friuli Venezia Giulia: ai fini della regolarità fiscale, per non intaccare i requisiti di gara è sufficiente che l’impresa presenti l’istanza di definizione agevolata e aderisca all’adesione

È legittima l’aggiudicazione della gara di appalto all’impresa che, ai fini della regolarità fiscale, presenta la domanda di rottamazione dei ruoli. Per non intaccare i requisiti per accedere alla gara è sufficiente che l’impresa presenti l’istanza di definizione agevolata e aderisca all’adesione, le cui somme dovute risultino nei limiti della soglia al di sotto della quale, normativamente, non scatta l’esclusione.

Con questo principio la sentenza 246/2018 della sezione prima del Tar del Friuli Venezia Giulia ha respinto il ricorso proposto contro il provvedimento con il quale il ministero della Giustizia aveva aggiudicato ad un concorrente una gara d’appalto ritenendo sussistenti i requisiti di regolarità fiscale.

Il legislatore ha previsto specifiche condizioni al verificarsi delle quali può sussistere una causa di esclusione per la partecipazione ad una procedura ad evidenza pubblica.

Rientra in tale fattispecie, il soggetto che ha commesso gravi violazioni, definitivamente accertate, che si sostanziano nel mancato rispetto degli obblighi relativi al pagamento delle imposte e tasse o dei contributi previdenziali per importi superiori a diecimila euro, ridotto a cinquemila con la legge finanziaria 2018. L’affidabilità patrimoniale e professionale e, quindi, l’effetto preclusivo derivante dall’inadempimento tributario, vengono meno qualora il concorrente ottemperi ai suoi obblighi fiscali e contributivi pagando o impegnandosi a pagare quanto dovuto, purché questo avvenga prima della scadenza del termine per la presentazione delle domanda.

Il ricorrente impugnava il provvedimento di aggiudicazione adottato nei confronti di un concorrente ritenendo sussistenti le gravi irregolarità rispetto agli obblighi relativi al pagamento di imposte e tasse. Tale irregolarità era emersa, in particolare, dal mancato pagamento di ritenute a titolo d’imposta in relazione alle quali veniva notificata la cartella di pagamento portante un’iscrizione a ruolo per un importo superiore al limite oltre al quale doveva scattare l’esclusione. Tuttavia, a seguito della presentazione dell’istanza di rottamazione, l’originario carico fiscale veniva rideterminato in una somma rateizzata ed inferiore al limite per essere esclusi.

Per i giudici amministrativi, con la presentazione e l’adesione alla cosiddetta rottamazione delle cartelle esattoriali, in essere alla data di scadenza del termine fissato per la presentazione delle offerte, non può ritenersi venuta meno la regolarità fiscale risultando irrilevante l’eventuale inadempimento delle obbligazione assunte con la sanatoria, ove detto inadempimento dovesse intervenire dopo la partecipazione alla gara.

Di conseguenza, l’adesione alla procedura di definizione dei carichi iscritti a ruolo fa venir meno l’inaffidabilità dell’operatore ripristinando i presupposti per conseguire, ai fini della partecipazione alla gara, la regolarità fiscale e contributiva. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

27/07/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e Territorio

Piano Juncker: in Italia sostenuti 46,4 miliardi di investimenti, coinvolte 213mila imprese

Gianni Trovati

Scannapieco (Bei): vanno ricostruite le strutture tecniche delle amministrazioni locali e rafforzato il coordinamento sul modello di eccellenza dell’edilizia scolastica

L’Italia arriva al consuntivo del primo piano Juncker con 46,4 miliardi di investimenti sostenuti, secondo risultato in Europa dopo la sola Francia, e con il record europeo di 213mila imprese coinvolte nell’aiuto a nuovi progetti. Numeri che offrono una base incoraggiante per il piano 2.0, pronto a partire dopo l’approvazione del regolamento a dicembre scorso.

Le cifre, presentate ieri mattina nella sede romana della Bei dal vicepresidente Dario Scannapieco, entrano a piedi uniti nel dibattito che proprio intorno alla dinamica degli investimenti italiani divide i critici dell’Europa matrigna e i fautori della Ue come soluzione del problema. Ma più delle ricadute politiche è importante guardare ai dati di un «piano» che era partito tra lo scetticismo generalizzato, e che invece in Italia ha dato più risultati che altrove. Anche perché la voce «investimenti» continua a rappresentare il grande malato dell’economia del nostro Paese nel confronto internazionale.

Se l’Europa ha recuperato i livelli pre-crisi, l’Italia resta ancora sotto di circa un quinto (17,5% del Pil nel 2017 contro il 21,6% di dieci anni prima), perché mentre il settore privato ha riavviato i motori quello pubblico continua a flettere. «La ripresa è stata trainata dalle imprese – spiega Dario Scannapieco – e Industria 4.0 ha funzionato. Per quelli pubblici si può accelerare sugli interventi programmati, ma vanno ricostruite le strutture tecniche delle amministrazioni locali e rafforzato il coordinamento centrale sul modello di eccellenza che è stato seguito sull’edilizia scolastica».

Il meccanismo del piano è a domino. E parte dalla garanzia Ue attraverso il Fondo europeo per gli investimenti strategici (Feis, guidato da Scannapieco), che permette alla Banca europea degli investimenti di intervenire su tranche subordinate, con un profilo di rischio maggiore rispetto alle operazioni ordinarie, aprendo quindi i terreni più “sicuri” agli altri investitori.

Nasce così l’effetto leva che moltiplica i numeri dello stanziamento iniziale: il fondo europeo vale 21 miliardi tra garanzia Ue e intervento diretto della Bei, per tre quarti dedicati alle infrastrutture e per il resto alle imprese, ma ha attivato finanziamenti per 65,5 miliardi che hanno mobilitato investimenti per 335.

L’Italia ha raccolto il 15,2% delle operazioni (137 su 898), ma anche per la sua geografia economica reticolare totalizza da sola il 30% abbondante delle piccole e medie imprese coinvolte nei progetti. Perché anche fuori dai confini del piano Juncker è la rete delle imprese uno degli obiettivi chiave di Bei in Italia, rilanciato dai risultati raggiunti dall’intesa con Confindustria del marzo 2017.

La traduzione concreta delle cifre appena elencate si sviluppa infatti in progetti infrastrutturali, in un ventaglio che da strade e ferrovie si allarga a alle «infrastrutture sociali» come ospedali e scuole, e piani di sviluppo e innovazione di settori e imprese. L’obiettivo comune è la creazione di Pil e posti di lavoro, in uno sviluppo che però richiede tempi lunghi.

A livello continentale le stime ufficiali parlano di un picco da 1,4 milioni di posti di lavoro aggiuntivi nel 2020 e di un effetto strutturale da circa 5-600mila posti nel lungo periodo, e sul Pil si punta a un contributo massimo dell’1,3% nel 2020 per stabilizzarsi intorno allo 0,6% più avanti. In entrambi i casi la gobba si spiega con il fatto che l’investimento libera l’energia maggiore all’inizio, con la costruzione dell’opera o l’avvio dell’innovazione di processo o di prodotto, e poi si attesta su un contributo stabile più basso.
Le opere targate Bei
Il piano Juncker ha vissuto il proprio debutto operativo con il finanziamento da 100 milioni ad Arvedi, la società dell’acciaio uscita anche grazie a questa mossa dall’inciampo finanziario sfociato anche nel ritiro di un bond offerto al mercato con un tasso dell’8 per cento. Ma il meccanismo fondato sulla garanzia europea, che permette alla Bei di “rischiare” più dell’ordinario senza mettere in pericolo la solidità del proprio rating, si è sviluppato in questi anni nelle direzioni più disparate. A Treviso si è tradotto in un finanziamento da 29 milioni garantito dal Fondo strategico a cui si sono aggiunti altri 39 milioni direttamente dalla Bei, ha accompagnato la costruzione e la messa in funzione della cittadella della Salute. E si tratta di un altro debutto, perché lì per la prima volta un finanziamento della Banca europea è stato destinato a una «infrastruttura sociale».

Per aprire il capitolo dedicato ai servizi pubblici è utile invece guardare alla Puglia, e in particolare all’acquedotto più grande d’Europa che la serve insieme a Basilicata e parte della Campania. Al suo piano finanziario sono andati 200 milioni, per una serie di interventi di manutenzione ed estensione della rete: un modello importante per un sistema idrico come quello italiano che ha un fabbisogno di investimenti da 5 miliardi all’anno e fatica a trovarne la metà in una finanza pubblica in contrazione e in un quadro regolatorio iper-confuso.

Ma la natura anti-ciclica del piano e di Bei, che concentra l’attenzione dove le difficoltà sono maggiori, arricchisce il fronte Sud anche sul versante industriale, per esempio con il cofinanziamento da 110 milioni al piano di investimenti della raffineria di Milazzo. Anche a livello europeo, del resto, industria ed energia assorbono il 52% degli interventi, seguiti da ricerca e sviluppo (21%) © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

27/07/2018 – Italia Oggi

Il primo bando, da 8 mln, scadrà il 4 settembre. Per gli esclusi nuova finestra dal 24/1/2019 

Efficienza energetica, fondi Ue

Stanziati 18 mln per decarbonizzazione e sostenibilità

Pagina a cura di Massimiliano Finali

Definire strategie ambizione di efficienza energetica, attuare e monitorare azioni efficaci per la decarbonizzazione e sostenere la transizione verso sistemi energetici sostenibili sono solo alcuni degli obiettivi dei bandi comunitari per «sostenere le autorità pubbliche nell’attuazione dell’unione dell’energia». Attraverso due bandi specifici, nell’ambito del programma H2020, le amministrazioni pubbliche possono disporre di uno stanziamento complessivo di 18 milioni di euro destinati a questo scopo. Una prima quota di 8 milioni di euro è dedicata ad un bando aperto la cui scadenza è fissata al 4 settembre 2018; le amministrazioni pubbliche che non riuscissero a presentare una proposta su questo bando potranno contare su un analogo invito che aprirà dal 24 gennaio 2019 al 3 settembre 2019, con uno stanziamento di 10 milioni di euro. L’accesso al bando è possibile attraverso il portale dei partecipanti raggiungibile all’indirizzo http://ec.europa.eu/research/participants/portal/desktop/en/home.html.

Progetti di supporto agli enti locali

I progetti finanziabili devono rappresentare un supporto alle autorità pubbliche locali e regionali, fornendo maggiore qualità e coerenza delle misure di efficienza energetica attuate attraverso il coordinamento rafforzato dei diversi livelli amministrativi. Le azioni dovrebbero portare a programmi di monitoraggio e verifica sulle misure di efficienza energetica approvati politicamente e applicati congiuntamente tra le autorità locali e regionali, a un migliore coordinamento delle misure di efficienza energetica attuate e una gestione più efficiente della spesa pubblica per l’efficienza energetica. Altro obiettivo è quello di sostenere le autorità pubbliche nello sviluppo di tabelle di marcia per la transizione che definiscano chiaramente il percorso verso gli obiettivi europei a lungo termine. I programmi dovrebbero formare manager pubblici in grado di guidare la transizione di energia sostenibile nei rispettivi territori. Infine, i progetti devono mirare a sostenere l’attuazione della direttiva sull’efficienza energetica.

Finanziabili progetti per soluzioni innovative

Il bando finanzia iniziative per giungere a soluzioni innovative nel campo dell’efficienza energetica, nell’ambito delle strategie politiche attuate dalle pubbliche amministrazioni. In particolare, i progetti potranno prevedere attività di ricerca e sviluppo, oltre che azioni innovative. Le azioni di ricerca e sviluppo rappresentano attività volte ad acquisire nuove conoscenze e ad esplorare la fattibilità di una nuova o migliorata tecnologia, di un prodotto, un processo, un servizio o una nuova soluzione; sono pertanto finanziabili attività di ricerca di base, sviluppo tecnologico e integrazione, test e validazione su un prototipo in piccola scala, in un laboratorio o in un ambiente simulato. Le azioni innovative, invece, sono attività per lo sviluppo di piani, progetti o disegni per prodotti, processi o servizi di produzione nuovi, modificati o migliorati; in questo ambito, le azioni possono prevedere prototipazione, sperimentazione, dimostrazione, validazione del prodotto su larga scala e replicazione sul mercato. Il bando sostiene la prima applicazione e la diffusione nel mercato di un’innovazione che è già stata dimostrata, ma non ancora applicata nella società, attraverso la convalida di prestazioni tecniche ed economiche studiate e portate in condizioni operative reali.

Copertura del 100% delle spese grazie al contributo

Le amministrazioni pubbliche, attraverso questi bandi, possono ottenere un contributi a fondo perduto che permette di coprire le spese ammissibili fino al 100%. In particolare, sono finanziabili i costi per il personale interno che partecipa alle attività, la quota parte delle strumentazioni e attrezzature utilizzate durante il progetto rapportata al tempo di impiego effettivo, i materiali di consumo impiegati per i test, i costi di viaggio, le consulenze esterne e gli altri costi direttamente o indirettamente collegabili al progetto.

 

BOLLETTINO BANDI

 

Bandi infrastrutture: da Ferrovie e società autostradali in gara interventi per 200 milioni

Alessandro Lerbini

Le procedure più grandi di Rfi riguardano il Prg di Milano Lambrate (48,1 milioni) e gli apparati sulla linea Adriatica. Salt ammoderna la connessione A12-A15

 

Le infrastrutture per i trasporti protagoniste del mercato dei lavori pubblici. Ferrovie e società autostradali mandano in gara opere per 200 milioni.

Rfi, attraverso il sistema di qualificazione interno, appalta la progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori relativi alle opere multidisciplinari per la realizzazione del Prg di Milano Lambrate finalizzate alla riorganizzazione della radice lato Milano Centrale dei binari da I a IV, e della radice sud per le linee cintura e smistamento. L’importo complessivo dell’appalto è di 48,1 milioni. Le offerte dovranno pervenire entro le ore 12 del 24 settembre.

Scade invece il 18 settembre l’avviso per la progettazione esecutiva e la realizzazione di un nuovo apparato centrale computerizzato multistazione (Accm) della tratta Pescara-Termoli e della linea Bologna-Bari comprendenti interventi complementari (Tlc, Lfm, Te e Oc) funzionali o connessi al nuovo apparato. Le imprese interessate dovranno presentare una proposta partendo da una base d’asta di 45,2 milioni.

Sull’Alta velocità Roma-Napoli, Rfi – sempre tramite sistema di qualificazione – assegna
la progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori per il rinnovo dei sistemi di telecomunicazioni, inclusi gli impianti Lfm e gli interventi di Oo.Cc. funzionali ai nuovi apparati. Si tratta di un intervento dal valore di 26,9 milioni con scadenza 20 settembre.

Nel Nordest al via la gara da 20,5 milioni per i lavori di progettazione esecutiva e realizzazione, nell’ambito dell’upgrading tecnologico della linea Bologna-Padova, dell’Accm Occhiobello-Padova C.M. nonché di interventi secondari connessi. L’avviso rimane aperto fino al 15 ottobre.

Imprese in gara anche per la progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori per la realizzazione del nuovo apparato centrale a tecnologia innovativa (computerizzato) per le regolazione della circolazione treni nella stazione di Milano Porta Garibaldi e tra la stazione stessa e i fasci ricovero. Il bando da 18,5 milioni scade il 4 ottobre.

Strade
Opportunità dai bandi di lavori anche per chi opera nel settore stradale. Salt – Società Autostrada Ligure Toscana – ha promosso un appalto per il potenziamento dell’interconnessione A12-A15 dal valore di 34.941.347 euro. I lavori riguardano il potenziamento dell’interconnessione tra le autostrade A12 (Sestri Levante-Livorno, Salt tronco Ligure Toscano) e A15 (Parma-La Spezia, Salt tronco Autocisa). Il progetto prevede il raddoppio di corsia per la rampa autostradale Parma-Livorno, oltre all’opportuno adeguamento di altre cinque rampe autostradali. Si precisa che due rami di svincolo restano invariati rispetto alla configurazione attuale: le rampe Livorno-Parma e Genova-La Spezia. Il nodo autostradale oggetto dell’appalto si trova localizzato tra i territori comunali di Santo Stefano di Magra e Vezzano Ligure, entrambi in provincia della Spezia. Le offerte dovranno pervenire entro il 26 settembre. Il cantiere avrà una durata di 1.090 giorni.

Taglio più piccolo invece in Siclia, dove l’Anas appalta i lavori di rifacimento del Ponte Agrò al km 35+100 della Ss 114, in provincia di Palermo. Le offerte dovrano pervenire entro il 14 settembre.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Bandi infrastrutture/2. Catanzaro e Napoli cercano progettisti per potenziare i porti

Alessandro Lerbini

Il Comune calabrese appalta il completamento delle opere interne della Marina (563mila euro), Napoli consolida la banchina del molo Pisacane (500mila euro)

 

Per i progettisti vanno in gara due bandi legati alle opere portuali. Il valore totale degli incarichi ammonta a 1,06 milioni. Il Comune di Catanzaro assegna i servizi di architettura e ingegneria concernenti la progettazione definitiva, compresa di valutazione di impatto ambientale, progettazione esecutiva, coordinamento per la sicurezza in fase di progettazione dei lavori di completamento delle opere interne del porto di Catanzaro-Marina.
La gara da 563mila euro è finanziata con fondi Pac 2014-2020, asse 7, sviluppo delle reti di mobilità sostenibile. Le offerte dovranno pervenire entro l’11 settembre.

L’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Centrale affida progettazione esecutiva, direzione dei lavori, coordinamento della sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione per il completamento del consolidamento e rafforzamento della banchina di levante del molo Pisacane nel porto di Napoli. L’importo del compenso ammonta a 500mila euro. Tra i requisiti, la stazione appaltante richiede un architetto o un ingegnere con le funzioni di coordinatore responsabile dell’integrazione delle attività, un ingegnere esperto di opere marittime, un ingegnere esperto in geotecnica, un soggetto abilitato al coordinamento per la sicurezza e la salute nei cantieri, un geologo per la relazione geologica, un soggetto laureato esperto in materia ambientale.
L’avviso scade il 28 settembre.

© RIPRODUZIONE RISERVATA