Rassegna stampa 18/7/2018

18/07/2018 – Corriere della Sera

La Cdp sblocca la partita nomine Per la guida avanza Scannapieco

Vigilanza Rai a Barachini (FI), Gasparri alla giunta per le elezioni del Senato
ROMA I vari pezzi del puzzle si stanno ricomponendo. La lunga trattativa sulle nomine comincia a individuare le soluzioni condivise per le numerose caselle da riempire. Il primo fronte è quello di Cassa depositi e prestiti, dove la scelta dell’ amministratore delegato ha tenuto bloccato il rinnovo dell’ intero consiglio di amministrazione. Oggi alle 18 è prevista per la terza volta la convocazione dell’ assemblea per la nomina dei nuovi amministratori e l’ orientamento sarebbe quello di affidare la guida dell’ Istituto a Dario Scannapieco, attuale vicepresidente della Bei, forte dell’ apprezzamento del ministro dell’ Economia Giovanni Tria. Una decisione che porterebbe così all’ uscita di scena della candidatura di Marcello Sala, caldeggiata dalla Lega, ma mai gradita dal M5S. In questa ottica si dovrebbe separare l’ incarico di amministratore delegato da quello di direttore generale, come avvenuto finora, stabilendo di assegnare la direzione generale a una figura interna, ossia all’ attuale chief financial officer Fabrizio Palermo. Un esito che garantirebbe l’ aggiustamento tra le forze governative dato che lo stesso Palermo è gradito al Movimento. Per il presidente la partita è più agevole dato che le fondazioni, azioniste di Cdp con il 16%, hanno indicato i loro candidati da tempo. Massimo Tononi è il nome designato per la presidenza, mentre i due consiglieri espressi dagli enti bancari sono Matteo Melley e Alessandra Ruzzu. Restano altri cinque consiglieri che dovranno essere espressi dal rappresentante del Tesoro oggi pomeriggio. Una volta archiviato il rinnovo del board di Cassa l’ altro fronte caldo resta quello della Rai. Il modello di governance prevede che il nuovo cda di Viale Mazzini sia composto da 7 membri (anziché 9). Al Parlamento spetta l’ elezione di 4 consiglieri, altri 2 sono indicati dal Consiglio dei ministri e, infine, un consigliere viene eletto dall’ assemblea dei dipendenti Rai. Ieri si è fatto il primo passo avanti con lo schema con cui procedere oggi alla Camera per la votazione di competenza parlamentare. L’ intesa tra maggioranza e opposizione, salvo sorprese, è di assegnare un consigliere ciascuno a M5S, Lega, Fratelli d’ Italia e Pd. Nel frattempo, il Movimento ha effettuato le votazioni sulla piattaforma Rousseau, ottenendo dagli iscritti l’ indicazione sui nomi da designare. Beatrice Coletti (ex Mtv Italia) ha ottenuto 6.577 voti seguita da Paolo Cellini con 4.253. Il Pd valuta l’ idea di indicare Michele Santoro o Mauro Felicori, direttore della Reggia di Caserta. Per i nomi di presidente e amministratore delegato della Rai bisognerà aspettare la scelta del Consiglio dei ministri. Nel totonomine ci sono tra gli altri per la carica di ad Fabrizio Salini (ex la 7) e Vittorio Colao, mentre per la presidenza la Lega spingerebbe per Giovanna Bianchi Clerici. Il puzzle si sta componendo anche su altri versanti: raggiunto un accordo per la presidenza della Vigilanza Rai, assegnata a Forza Italia (Alberto Barachini) e per la presidenza del Copasir a Lorenzo Guerini del Pd. Un assetto che dovrebbe agevolare una soluzione anche per la giunta per le elezioni e l’ immunità del Senato, che andrebbe a Maurizio Gasparri. Andrea Ducci

18/07/2018 – La Stampa

Stop alle nozze tra Anas e Ferrovie “Il governo non è favorevole, meglio divise”

Il sottosegretario ai Trasporti Edoardo Rixi: le due società hanno ruoli e compiti diversi, i servizi devono essere prioritari
È una prova di forza, ma il governo sembra deciso: la fusione tra Anas e Ferrovie dello Stato deve saltare. L’ operazione è concepita come un blitz in cui i tempi sono scanditi dalla fretta di arrivare prima della convocazione dell’ assemblea di Fs prevista per giovedì prossimo, quella che avrebbe deciso il rinnovo del consiglio di amministrazione e la nuova governance del colosso statale voluto dal governo Gentiloni. Strade e binari non saranno gestiti dalla stessa società: «Siamo convinti che la fusione non sia inevitabile e questo governo non è favorevole all’ accorpamento», spiega il sottosegretario ai Trasporti, Edoardo Rixi. «Crediamo – aggiunge – che le due società debbano restare divise perché hanno ruoli e compiti differenti. I servizi – sottolinea Rixi – sono prioritari: Fs deve occuparsi dello sviluppo del trasporto passeggeri e della movimentazione delle merci, mentre Anas deve focalizzare le proprie energie sulla gestione e sulla manutenzione della rete stradale». In vista dell’ Assemblea Per riuscire a dividere le due aziende, il cui percorso avrebbe dovuto essere finalizzato proprio nell’ assemblea, il governo farà ricorso alle disposizioni per il riordino della dirigenza statale scritte nel 2002 da Franco Frattini, due volte ministro degli Esteri nei governi Berlusconi, oltre che ex Commissario europeo. Il nuovo governo ha infatti sei mesi di tempo dalla data del voto di fiducia per revocare gli incarichi nelle società partecipate o controllate. È l’ arma che è stata individuata per scalzare prima della settimana prossima il consiglio di amministrazione di Ferrovie dello Stato, e lo confermano due fonti distinte dell’ esecutivo. Regia di Salvini È la Lega a guidare l’ operazione. L’ ordine di scuderia l’ avrebbe impartito il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini che ha affidato il dossier ai due sottosegretari ai Trasporti del Carroccio: Edoardo Rixi e Armando Siri. Sono i due liguri, vicinissimi al segretario del partito, a stabilire la strategia, sia sul fronte aziendale che su quello politico. L’ identità di vedute con i M5S sul tema delle infrastrutture è ai minimi, anche per la preoccupazione che le imprese del Nord manifestano sulle grandi opere. Nel mirino poi c’ è la grande corsa alle nomine. La sorte dell’ amministratore delegato del gruppo Ferrovie dello Stato sembrava già segnata e sia la Lega che il Movimento Cinque Stelle hanno pronti i nomi per la sostituzione. In «pole position» ci sarebbe Beppe Bonomi, spinto proprio dal Carroccio e che nella composizione delle liste del governo sembrava destinato ad occupare la poltrona finita poi al pentastellato Danilo Toninelli. Il banco di prova delle Ferrovie stabilirà i rapporti di forza tra i due alleati di governo. Colosso tra binari e strade La fusione Fs-Anas è stata portata avanti con forza dal passato governo e seguita in prima persona dall’ ex ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, che non ha mai perso occasione per sottolineare l’ importanza di questo accorpamento. Aumento di capitale L’ operazione creerebbe un colosso da 108 miliardi di euro d’ investimenti l’ anno e controllerebbe un totale di 80 mila dipendenti. L’ operazione è stata varata a fine 2017 con un aumento di capitale da 2,86 miliardi mediante conferimento dell’ intera quota posseduta dal Ministero dell’ Economia e della Finanze nell’ Anas ma ancora non sono stati completati tutti i passaggi necessari al via libera alla maxi-operazione che potrebbe saltare proprio in dirittura d’ arrivo. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI. SIMONE GALLOTTI

18/07/2018 – Il Sole 34 Ore – Edilizia e Territorio

Osservatorio Oice, mercato progettazione continua a crescere: +20% nel 1° semestre

A.A.

Boom a giugno grazie ad Anas e Regione Campania – Ribassi medi sempre sopra il 40% – Scicolone: «Si conferma trend positivo»

Continua la fase di crescita del mercato pubblico italiano dei servizi di ingegneria e (al suo interno) della progettazione di opere pubbliche. Lo comunica come di consueto l’Oice (associazione società di ingegneria, architettura e consulenza tecnico-economica), nel suo Osservatorio. Il mercato complessivo è raddoppiato, a giugno: durante il mese le gare pubblicate per tutti i servizi di ingegneria e architettura sono state 519, per un importo complessivo di 165,208 milioni, con una crescita – rispetto al giugno dello scorso anno – nel numero delle gare del 28,1% e nel valore del 119,1%. Il confronto congiunturale, invece, con il precedente mese di maggio, mostra l’aumento nel numero delle gare del 14,1% e nel valore del 176,8%.

Nel primo semestre del 2018 le gare per servizi di ingegneria e architettura sono state 2.767, per un importo complessivo di 502,118 milioni di euro. Il confronto con il primo semestre del 2017 mostra un calo dell’1,5% nel numero dei bandi, ma una crescita nel valore del 19,9%.

Per quanto riguarda i servizi di sola progettazione, nel mese di giugno i bandi pubblici sono stati 229, per un importo di 66,365 milioni di euro. Il confronto con giugno 2017 vede la diminuzione dell’1,7% in numero ma l’aumento del 18,9% in valore. Rispetto al precedente mese di maggio il numero cresce del 15,1% e il valore del 218,7%.

Nei primi sei mesi del 2018 i bandi per servizi di sola progettazione sono stati 1.552 con un valore di 269.534.818 euro, rispetto al primo semestre del 2017 il numero cala del 2,9% e il valore cresce del 10,3%.

«In questa prima metà del 2018 – fa notare il presidente dell’Oice Gabriele Scicolone – continuano le forti osciullazioni del mercato da un mese all’altro, ma il trend generale rimane positivo, infatti cresce il valore messo in gara nel primo semestre, sia per i servizi di sola progettazione sia per il mercato di tutti i servizi di ingegneria e architettura». «Per quanto riguarda il numero dei bandi di sola progettazione il semestre registra un leggero calo (-2,9%), ma si tratta di soli 37 bandi in meno rispetto allo scorso anno. Il numero dei bandi nei sei mesi 2018 è emblematico della svolta della domanda pubblica di ingegneria e architettura rispetto agli anni precedenti l’entrata in vigore del Codice dei contratti pubblici: con i 1.552 bandi del semestre 2018 e i 1.599 del 2017 siamo infatti ben oltre i 1.153 del 2016, i 1.111 del 2015 e i 973 del 2014. Ed è questo il dato più rilevante per il nostro settore».

«Poi – prosegue Scicolone – dobbiamo dare atto dei problemi che rimangono sul campo, a partire dalla necessità di avere, con le prossime modifiche del codice appalti, regole certe, chiare e che garantiscano trasparenza e legalità. Va risolto il problema dei corrispettivi: occorre rendere ancora più cogente il decreto parametri e il principio dell’equo compenso. Abbiamo apprezzato le indicazioni Anac – ha continuato il Presidente Oice – che accolgono le nostre proposte sull’applicazione delle formule bilineari, ma occorre anche evitare che escano bandi con importi sottostimati e pensare a meccanismi di verifica dell’anomalia più efficaci. Bisogna rendere la partecipazione alle gare più semplice e noi diciamo con forza che va messa in linea al più presto la Banca Dati Nazionale degli Operatori Economici».

Tornando ai dati, le gare per tutti i servizi di ingegneria e architettura rilevate nel mese di giugno sono state 519 (di cui 147 sopra soglia), per un importo complessivo di 165,2 milioni di euro (di cui 142,8 milioni sopra soglia). Rispetto al precedente mese di maggio il numero delle gare cresce del 14,1% (+88,5% sopra soglia), e il valore del 176,8% (+296,0% sopra soglia); rispetto a giugno 2017 il numero delle gare cresce del 28,1% (+194,0% sopra soglia) e il loro valore del 119,1% (+142,0% sopra soglia). Il forte aumento del valore di giugno 2018 è dovuto a due bandi, uno in tre lotti della regione Campania per progettazioni, e uno dell’Anas per assistenze, in otto lotti, entrambi da 35 milioni.

Si mantengono su livelli molto alti i ribassi con cui le gare vengono aggiudicate: in base ai dati raccolti dall’Oice fino a giugno, il ribasso medio sul prezzo a base d’asta per le gare indette nel 2015 è al 40,0%, per quelle indette nel 2016 il ribasso arriva al 43,0%. Le notizie sulle gare pubblicate nel 2017 attestano un ribasso del 40,9%. © RIPRODUZIONE RISERVATA

18/07/2018 – Il Sole 34 Ore – Edilizia e Territorio

Progettazione, a Dba Group direzione lavori per Cortina 2021 da 170mila euro

A.A.

Servizi tecnici di ingegneria e architettura per gli interventi in avvio per l’accessibilità alla ski area di Rumerlo e Pié Tofana

Il Governo (Struttura di missione per gli anniversari di interesse nazionale, Presidenza del Consiglio) ha affidato alla Società operativa DBA Progetti” di DBA Group l’incarico per la direzione dei lavori per i Mondiali di Sci Alpino di Cortina 2021 (si vedano tutti i documenti sulla gara). Lo comunica la stessa Dba Group.

L’appalto di servizi, che prevedeva una base d’asta di 291.665 euro, è stato aggiudicato a Dba Progetti per poco più di 170mila euro, con un ribasso dunque di circa il 22%.

In dettaglio, alla società trevigiana assieme allo Studio Plintos, all’Ing. Giuseppe Soppelsa e al geologo Giorgio Giachetti, è stato assegnato l’incarico per servizi tecnici di ingegneria e architettura per la direzione lavori e coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione relativo agli interventi previsti in zona Rumerlo di cui al piano degli interventi per i campionati del mondo di Sci Alpino di Cortina 2021.

In pratica stiamo parlando dei lavori per l’accessibilità alla ski area di Rumerlo e Pié Tofana, della «Finish Area» di Rumerlo e dei tre tunnel di collegamento sciistico delle piste Olympia e Vertigine, lavori per 4,8 milioni il cui inizio è previsto per luglio 2018, con termine per consegnare tutte le opere a gennaio 2019 con una deadline intermedia che vedrà la consegna della finish area, se pur non completa al 100%, entro novembre 2018 in tempo utile per la Coppa del Mondo del 2019.

L’area di arrivo Rumerlo sarà al centro delle gare di sci dei prossimi Mondiali ma sarà interessata anche dalla finale di Coppa del Mondo di Sci prevista a marzo 2020. Per la nuova area di arrivo, dove nel 2021 arriveranno i campioni che disputeranno le gare maschili e femminili di discesa libera, supergigante, slalom gigante e parallelo, sono stati stanziati oltre 1,3 milioni di euro e sarà costruita vicino al ristorante “El Camineto” con una vista panoramica su tutta la valle. L’area lunga 120 metri e larga 80, sarà dotata di tutti i sotto servizi utili per accogliere gli allestimenti temporanei per circa 20.000 persone.

I lavori guidati da DBA Progetti riguarderanno anche l’accessibilità stradale della ski area di Rumerlo con la realizzazione di un by-pass stradale assicurando un collegamento tra piè Tofana e Cortina che faciliti il raggiungimento della futura area di arrivo delle gare.

L’ultima opera inserita nel bando di gara (sempre per la direzione lavori), riguarda la costruzione di tre tunnel di collegamento sciistico per le piste “Olympia” e “Vertigine” che consentano il passaggio di persone e piccoli mezzi di servizio. I tre tunnel che si chiameranno Sorgente, Festis e Rumerlo prevedono lavori per oltre un milione di euro.

«Siamo particolarmente orgogliosi – ha dichiarato il presidente dei DBA Group Francesco De Bettin – di aver vinto questo importante bando di gara e di poter dare il nostro contributo, assieme ai progettisti e alla Fondazione Cortina 2021, alla crescita e allo sviluppo di un territorio che ci sta particolarmente a cuore. Queste opere, modulabili in base alle diverse esigenze, rappresentano un lascito per tutte le manifestazioni sportive future. I lavori realizzati potranno così dare nuovo impulso per la crescita del territorio montano che sarà messo nelle condizioni di attirare nuove gare e incontrare, ci auguriamo, il favore degli atleti e degli spettatori nel pieno rispetto dell’ambiente e della città di Cortina».

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18/07/2018 – Il Sole 34 Ore – Edilizia e Territorio

Investimenti/1. Sempre in calo nei Comuni: in 6 mesi -9% sul 2017, -47% sul 2008

Gianni Trovati

I dati Mef sulla spesa effettiva – Allo studio sistemi per facilitare la spesa in progettazione e rendere utilizzabili gli avanzi di bilancio

Un’altra frenata, l’ennesima, rallenta anche nella prima metà di quest’anno gli investimenti dei Comuni. E spiega il degrado di strade, edifici pubblici e arredi urbani di molte città italiane, ma anche il nuovo protagonismo del tema investimenti nell’agenda del governo. Ai tavoli tecnici si sta lavorando a un piano in tre mosse, per semplificare le procedure degli appalti e per la liberazione degli avanzi, cioè i “risparmi” bloccati nei conti degli enti locali dalle regole attuali del pareggio di bilancio; una liberazione che passerebbe prima da alcuni interventi interpretativi ora sui tavoli del Mef, per poi arrivare alla riscrittura del pareggio nella manovra d’autunno. In gioco (calcola l’Upb) ci sono 3,7 miliardi di euro nei Comuni (e 16,2 in tutti gli enti territoriali, regioni comprese), che in larga parte sarebbero coperti dai risparmi in eccesso (overshooting) che gli enti locali realizzano ogni anno per la complessità delle regole e i difetti della programmazione. Ma è dai numeri realizzati finora che bisogna partire.

Il Siope, il cervellone dell’Economia che tiene sott’occhio le casse degli enti pubblici, mostra quelli più significativi all’atto pratico: i pagamenti effettivi in conto capitale, frutto quindi degli appalti che hanno superato tutti gli ostacoli prodotti da progettazione, impegni di spesa e realizzazione dei lavori. E le cifre raccontano di una costante morìa degli investimenti, nonostante i molti tentativi.

Nei primi sei mesi del 2018, i Comuni hanno pagato fatture per investimenti per 3,45 miliardi, cioè il 9% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Nel 2017, la flessione era stata del 4,7% ma al di là delle oscillazioni nei decimali – che dipendono anche dai tempi della regolazione contabile – il quadro strutturale si fa chiaro quando si allarga lo sguardo della serie storica.

Rispetto al 2008, il calo degli investimenti è del 46,7%, e qualche altra cifra aiuta ad andare più sul concreto. Nel primo semestre di dieci anni fa i sindaci avevano speso 1,33 miliardi per le strade, mentre quest’anno si sono fermati a 646 milioni (-51,3%). Per costruire o risistemare impianti sportivi si è passati da 313 a 173 milioni (-44,7%), per la «sistemazione del suolo» (riassetto idrogeologico) il crollo è da 298 a 131 milioni (-56,1%) e per le infrastrutture idrauliche si arriva quest’anno a 136 milioni contro i 372 di dieci anni fa (-63,5%).

La “cura” prodotta dalla crisi ha funzionato meno sulla spesa corrente: tra 2008 e 2018 il confronto fra i semestri mostra una crescita del 7%, comunque più lenta rispetto al 16% fatto segnare in dieci anni dallo Stato (Il Sole 24 Ore del 7 luglio). La spesa del personale ha frenato per il lungo blocco di stipendi e assunzioni, ma ora è in ripresa con il rinnovo del contratto e l’allargamento del turn over; e nonostante le molte spending review il costo di beni e servizi (compresi i contratti per trasporti, rifiuti e così via) è in crescita.

Il nuovo tentativo di rilancio degli investimenti, sottolineato dal ministro dell’Economia Giovanni Tria e dal titolare degli Affari europei Paolo Savona come chiave per accendere tutta la politica economica del governo, parte da qui. E per gli enti locali vede prima di tutto un lavoro sulla contabilità.

Sono pronti al Mef due interventi per rendere più gestibili le spese di progettazione, evitando il blocco quando non si ha la certezza matematica di arrivare in fondo all’opera, e l’utilizzo degli avanzi vincolati anche negli enti con i conti in rosso.

Il secondo tempo arriverà invece con la manovra, quando saranno riscritte le regole di calcolo sul pareggio di bilancio per liberare del tutto i “risparmi” degli enti. Sulle regole attuali, del resto, sono arrivate due bordate dalla Corte costituzionale, per cui sarebbe complicato già oggi ipotizzare sanzioni agli enti che non rispettano una norma incostituzionale. La terza mossa è intitolata alle semplificazioni, e si concentra in un pacchetto di revisione del Codice appalti che Anci e Ance presenteranno giovedì. Tre premesse importanti, per imboccare la strada di una ripresa che però appare ancora lunga.

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18/07/2018 – Il Sole 34 Ore – Edilizia e Territorio

Investimenti/2. Decaro (Anci): «Liberare risorse e tornare all’appalto integrato»

G. Tr.

Il presidente: «Il 92% dei Comuni ha risorse che non può utilizzare. Non riusciamo a fare i progetti esecutivi, diamoli alle imprese»

«Bisogna tornare alla possibilità di utilizzare l’appalto integrato, con regole che evitino gli abusi, e superare l’effetto bloccante del contenzioso, pensando a modalità che permettano di andare avanti con l’opera anche in caso di ricorso e prevedano il pagamento di una quota dell’utile se l’impresa perde la causa». Dopo quattro anni alla guida di un grande Comune come Bari, il presidente dell’Anci Antonio Decaro sa che per la ripresa degli investimenti locali i soldi sono importanti. Ma non sono tutto. Tanto più che i soldi spesso ci sono, imbrigliati in una rete di regole che non permettono di utilizzarli.

Venerdì all’assemblea nazionale dei piccoli Comuni Anci il viceministro all’Economia Laura Castelli ha promesso di intervenire sulla questione degli avanzi di amministrazione, ma ha aggiunto che spesso non è facile trovare l’equilibrio fra le richieste della politica e i freni delle strutture tecniche. Come se ne esce?

Il quadro è chiaro: il 92% dei Comuni ha in bilancio avanzi che per un motivo o per l’altro non può utilizzare. Dopo le sentenze della Corte costituzionale l’obiettivo di superare il problema è urgente e condiviso. Ma i fondi, una volta liberati dalle regole contabili, devono poter essere utilizzati.

E qui interviene il capitolo appalti. Giovedì presenterete insieme ai costruttori dell’Ance un pacchetto “sblocca-cantieri”. A che cosa puntate?

Chiediamo di poter tornare a fare l’appalto integrato, in cui il progetto esecutivo viene realizzato dall’impresa sulla base del definitivo preparato dall’amministrazione. Nel Codice appalti era stato introdotto il divieto per fermare gli abusi e gli sprechi prodotti soprattutto dalle grandi stazioni appaltanti. Ma poi Anas e Ferrovie hanno ottenuto deroghe, e il cerino è rimasto in mano ai Comuni che dopo anni di blocco al turn over non hanno le competenze per fare la progettazione esecutiva. E poi chiediamo di mettere un freno alle «liti temerarie».

Ci aveva già provato il governo Gentiloni, ma gli ostacoli tecnici si sono rivelati insormontabili.

Ma la situazione è insostenibile. Su aspetti tecnici come i metodi di calcolo nella valutazione dell’offerta ci sono addirittura sentenze opposte dello stesso Consiglio di Stato. Non è possibile che un quadro così intricato blocchi tutto: si deve lasciare andare avanti l’opera, e prevedere forme di risarcimento alternativo quando non c’è il dolo. Bisogna mettere dei filtri, poi, per evitare che contro a una decisione Anac si possa ricorrere al Tar, in un corto-circuito infinito.

Ha parlato di deficit di competenze, ma sul turn over di passi avanti ne sono stati fatti. Perché non basta?

Perché ci sono ancora troppi vincoli. Le leggi nazionali hanno messo norme di favore settoriali, per assumere educatori, assistenti sociali o vigili urbani. Ma perché il governo deve decidere le priorità dei Comuni, che sono tutti diversi fra loro? Sul personale, come sul fisco bloccato da quattro anni, bisogna tornare all’autonomia: il governo fissi le regole generali, e lasci agli amministratori le scelte.

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18/07/2018 – Il Sole 34 Ore – Edilizia e Territorio

Investimenti/3. Il Ministro Tria: «In arrivo entro il mese risorse ingenti per gli enti locali»

G. Tr.

Nel decreto legge omnibus in preparazione dovrebbe esserci lo sblocco di un miliardo in due anni di spazi finanziari

Subito «risorse ingenti» per gli investimenti pubblici degli enti locali, ma tempi più distesi per l’avvio vero e proprio dei primi capitoli di Flat Tax. Mentre la fatturazione elettronica conferma fin d’ora il calendario che prevede il debutto generalizzato dal 1° gennaio. Lo impone, ragiona il ministro dell’Economia Giovanni Tria, anche la «certezza del diritto», che «viene messa a dura prova dall’idea che ogni governo cancelli le riforme di chi lo ha preceduto e ne avvii di nuove». Per la stessa ragione, Tria esclude «una moratoria generalizzata» sui processi di aggregazione delle banche di credito cooperativo, che possono al massimo aspettare «qualche ritocco» su singoli aspetti come i requisiti professionali o i tempi di chiusura dei patti di coesione.

Due settimane fa alle commissioni bilancio riunite di Camera e Senato il titolare dell’Economia aveva fissato le linee di finanza pubblica, lanciando l’obiettivo del congelamento in termini nominali della spesa corrente per ricomporre il bilancio pubblico a favore degli investimenti. Ieri, alla Finanze del Senato, è invece entrato più nel dettaglio delle possibili misure, in linea con i compiti della commissione. E ancora una volta ha tracciato un piano dei lavori che in parte si allontana da quello fatto trapelare dalla maggioranza.

Il primo punto nell’agenda di Tria resta quello degli investimenti. E le ricadute pratiche dovrebbero arrivare in un ricco capitolo dedicato agli enti locali nel nuovo decreto in arrivo al consiglio dei ministri, nato come proroga-termini (per la riforma delle intercettazioni, in primis) e ora sulla via di un’evoluzione omnibus. Lì dovrebbe esserci lo sblocco di un miliardo in due anni di spazi finanziari per le Regioni, che li possono utilizzare direttamente oppure “girare” agli enti locali. Il miliardo è già inserito nei tendenziali di finanza pubblica perché è messo a disposizione dall’ultima legge di bilancio, e la norma è pronta perché era stata preparata in vista del decreto lavoro che invece si è concentrato su contratti a termine, giochi e fisco. Ora dovrebbe essere la volta buona, insieme a una riapertura autunnale dei termini per il “patto orizzontale” (il meccanismo con cui i Comuni in surplus cedono spazi di investimento a quelli più in difficoltà) e a un ritocco normativo per gestire con più facilità le spese di progettazione. In discussione c’è poi l’esclusione dei 5.600 Comuni fino a 5mila abitanti dagli obblighi della contabilità economica.

Per le politiche fiscali degli enti locali – ha detto Tria in audizione -«non ci sarà più il vincolo del patto interno di stabilità». Il ministro dell’Economia ha spiegato che conta «di sbloccare entro il mese fondi ingenti per investimenti sia a livello centrale che locale». Il problema degli investimenti degli enti locali, spiega, «non e’ mancanza di fondi. Ne abbiamo. i fondi strutturali spesi finora sono solo il 4%. Nel bilancio dello Stato ci sono ovunque fondi per gli investimenti. Perche’ sono bloccati? A livello interministeriale vediamo quello che si puo’ fare come aggiustamento normativo e regolamentare non solo da momento in cui bisogna fare gli appalti, e quindi questo blocco venuto dal nuovo Codice appalti, e poi c’e’ il problema di velocizzare i percorsi pre-appalto». Tria spiega che il nodo è nell’incapacità di progettare gli investimenti:«In Italia negli ultimi decenni sono stati distrutti i centri tecnici di coloro in grado di fare investimenti, di progettarli». (ANSA)

I tempi per avviare le «riforme strutturali» del contratto di governo, tassa piatta e reddito di cittadinanza, sono più lunghi. E provano a scostarsi anche dalle pressioni che arrivano dalla stessa maggioranza e dagli esponenti più politici del governo. Sulle ipotesi leghiste di anticipo di Flat Tax per le partite Iva, per esempio, Tria spiega che «il quadro di riforma deve essere sistemico, e non può essere la sommatoria di singoli interventi. La somma di provvedimenti diversi si traduce in somma di costi che può mettere a rischio la riforma complessiva». Complessiva e ambiziosa, che non esclude interventi sull’Irap ma secondo il ministro va portata avanti «in modo graduale» e «compatibilmente con gli spazi finanziari disponibili».

Anche perché, nella diagnosi di Tria, a far male al fisco italiano è anche la pioggia continua di ritocchi che fa saltare la certezza delle regole. Dopo il rinvio per allineare la scadenza dei carburanti a quella generale, quindi, l’avvio della fattura elettronica al 1° gennaio «non subirà modifiche», e sarà compito dell’agenzia delle Entrate mettere a disposizione i servizi per favorire il passaggio al nuovo regime (che potrebbe comunque essere accompagnato dalla sospensione delle sanzioni per i primi sei mesi). Confermato invece il progetto di pace fiscale, nell’ottica di un «fisco amico» che oltre alla riscossione si occupa «del suo presupposto, cioè la creazione di ricchezza».

Anche il reddito di cittadinanza dovrà passare da un «disegno integrale» che dovrà inglobare anche strumenti di welfare esistenti, per cui il suo costo sarà il «differenziale» tra la spesa assistenziale di oggi e quella del nuovo reddito. © RIPRODUZIONE RISERVATA

18/07/2018 – Il Sole 34 Ore – Edilizia e Territorio

Ciclovie turistiche, Toninelli sblocca il decreto: 361 milioni per progetti e cantieri

Alessandro Arona

Si tratta delle risorse stanziate da Delrio. Nel Dm la lista delle dieci piste, i criteri per la progettazione, il riparto dei primi 161 milioni

Perfetta continuità politica e amministrativa tra Delrio e Toninelli in materia di mobilità ciclistica. Il nuovo Ministro delle Infrastrutture, accogliendo anche un sollecito arrivato a fine giugno dalla Conferenza delle Regioni, ha dato via libera all’intesa in Conferenza unificata, perfezionata il 12 luglio, al decreto predisposto dai suoi uffici che di fatto sblocca i 361 milioni di euro per le ciclovie turistiche nazionali, stanziati per gli anni 2016-2024 dai governi Renzi e Gentiloni su spinta dell’allora ministro Graziano Delrio.

Fonti del Ministero fanno anche sapere che Toninelli ha dato via libera anche all’attuazione della legge sulla mobilità ciclistica , approvata l’11 gennaio scorso, a partire dal Piano nazionale della mobilità ciclistica di cui è prevista l’approvazione, d’intesa con le Regioni, entro il 15 agosto prossimo.

IL TESTO DELL’INTESA

Il decreto del Ministro delle Infrastrutture passato in Unificata il 12 luglio è stato di fatto imposto, nei mesi scorsi, dalla Corte dei Conti, che ha stoppato la prassi avviata dal Mit di firmare via via singoli protocolli di intesa su specifiche ciclovie, per finanziare progettazione e lavori, pescando dai fondi complessivi. La Corte ha invece imposto di subordinare la sottoscrizione di ogni ulteriore convenzione e l’erogazione di ulteriori risorse finanziarie alla fissazione di modalità di riparto ed erogazione delle risorse finanziarie disponibili (per progettazione e lavori).

I sette protocolli d’intesa già sottoscritti con le Regioni e il comune di Roma (nel caso del Grab) tra il 27 luglio del 2016 e il 9 agosto 2017, dovranno essere rivisti in base alle prescrizioni indicate nel testo del Dm (riguardavano i tracciati Sole, Vento, Acquedotto Pugliese, Grab di Roma, Garda, Sardegna e Magna Grecia). In questi casi servirà un “protocollo aggiuntivo” per rendere i protocolli già sottoscritti “conformi” alle nuove indicazioni. Nuovo protocollo unico, invece, per le altre tre ciclovie nazionali più indietro rispetto al programma: Tirrenica, Adratica e Trilive.

Il Decreto, che ora è alla firma del Ministro Toninelli, poi andrà alla Corte dei Conti e quindi in Gazzetta, fissa la lista delle dieci ciclovie nazionali, poi definisce standard tecnici per l’elaborazione dei progetti, fissa termini (90 giorni dall’entrata in vigore del Dm) per aggiornare o firmare da zero il protocollo Regione (o Regioni)-Mit sulle singole ciclovie,

e il termine per la presentazione dei progetti di fattibilità da parte delle Regioni (31 dicembre 2019), ripartisce una prima tranche di 162 milioni di euro per i primi lotti funzionali delle dieci ciclovie, stabilisce il principio (l’auspicio) che sulle ciclovie possano convergere co-finanziamenti regionali (le Regioni in Conferenza Unificata si sono impegnate in tal senso, pur non essendoci vincoli normativi).

IL TERMINE PER LA PROGETTAZIONE è in realtà piuttosto morbido: presentare i progetti di fattibilità entro il 31 dicembre 2019. Tant’è che il ministro Toninelli, in un comunicato, ha sollecitato a fare molto più presto: «Per la ripartizione delle risorse stanziate, quindi, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti attende solo l’invio da parte delle Regioni degli studi di fattibilità, finanziati con circa 5 milioni di euro nel maggio 2017. Invio che il Ministero auspica avvenga quanto prima, così da rendere il Sistema nazionale delle ciclovie turistiche una realtà».

I FINANZIAMENTI complessivi ammontano a 361,78 milioni, i primi 162 sono ripartiti “in bozza” nel decreto, ma l’assegnazione effettiva avverrà dopo i protocolli di intesa, poi le progettazioni di fattibilità e infine dopo aver acquisito l’eventuale intenzione delle Regioni di co-finanziare gli interventi.

LE DIECI CICLOVIE

Acquedotto pugliese (Da Caposele (AV) a Santa Maria di Leuca (LE))

VENTO (Da Venezia a Torino)

SOLE (Da Verona a Firenze)

ADRIATICA (Da Chioggia (VE) a Santa Maria di Leuca (LE))

TIRRENICA (Da Ventimiglia (IM) a Roma (RM))

DELLA SARDEGNA (Cagliari – Bosa – Portotorres – Alghero – Santa Teresa – Dorgali – Illorai – Quartu S. Elena)

DELLA MAGNA GRECIA (Da Lagonegro (PZ) a Pachino (SR))

TRIESTE – LIGNANO SABBIADORO – VENEZIA (Da Trieste a Venezia)

DEL GARDA (Da Peschiera del Garda (VR) a Peschiera del Garda (VR))

DEL GRAB (Roma)

Le caratteristiche tecniche dei tracciati

Lo schema di provvedimento, oltre ad approvare il nuovo schema di protocollo d’intesa Stato-Regioni, approva anche gli standard tecnici per le ciclovie nazionali. Questi ultimi prevedono una triplice classificazione dei tracciati (e parte di essi) – minimo, buono, ottimo – in base alle caratteristiche sia tecnico-geometriche, sia della sicurezza, sia delle attrazioni turistiche presenti. Il documento è stato definito del ministero delle Infrastrutture nel luglio 2017. © RIPRODUZIONE RISERVATA

18/07/2018 – Il Sole 34 Ore – Edilizia e Territorio

Edilizia: fronte comune imprese-sindacati: «No alla legge obiettivo, ma sblocchiamo i cantieri»

R.L.

«Senza pregiudizi e senza agitare istituti morti e sepolti come la Legge Obiettivo, occorre semplificare le procedure e riscrivere il Codice Appalti»

«Le costruzioni in 10 anni di crisi hanno perso oltre 600 mila addetti e 120 mila imprese. Questi sono gli unici dati che danno realmente il quadro del settore». Ance e i sindacati che proprio oggi si incontreranno per il rinnovo del contratto dell’edilizia hanno scelto di fare fronte comune e in una nota condivisa dal presidente dell’Ance, Gabriele Buia e dai segretari generali dei sindacati dell’edilizia Vito Panzarella (Feneal Uil), Franco Turri (Filca Cisl) e Alessandro Genovesi (Fillea Cgil) raccontano un scenario che risente ancora della crisi. «Non permettiamo a nessuno di utilizzare prese di posizione ideologiche scollegate dalla realtà. Sblocchiamo i cantieri e facciamo partire le opere utili al Paese a cominciare dalla manutenzione e dalla messa in sicurezza del territorio. Per farlo occorre, senza pregiudizi e senza agitare falsi istituti morti e sepolti come quelli della Legge Obiettivo, riscrivere il Codice degli Appalti semplificando le procedure», aggiungono sindacati e imprese. «Chi dice il contrario – concludono i leader dei sindacati e il presidente dei costruttori edili – non ha a cuore né il destino dei lavoratori e delle imprese dell’edilizia né la ripresa e il benessere sociale del Paese intero». © RIPRODUZIONE RISERVATA

18/07/2018 – Il Sole 34 Ore – Diritto 24

CINTIOLI & ASSOCIATI: vince al Consiglio di Stato per Invitalia

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Per la prima volta, il Consiglio di Stato afferma il principio secondo cui l’eventuale annullamento dei provvedimenti di ammissione alle gare di appalto non elimina la necessità di impugnare anche l’aggiudicazione.

Cintioli & Associati – boutique legale altamente specializzata nell’ambito del diritto amministrativo, della concorrenza e mercati regolamentati – ha ottenuto davanti al Consiglio di Stato un significativo pronunciamento in favore di Invitalia, Agenzia Nazionale per l’Attrazione degli Investimenti e lo Sviluppo di Impresa S.p.A., assistita dagli Avvocati Fabio Cintioli e Giuseppe Lo Pinto.

Per la prima volta, con la sentenza n. 4304 del 16/7/2018, la V° Sezione del Consiglio di Stato ha affermato il principio secondo cui, anche nel processo instaurato con il nuovo rito di cui all’art. 120 comma 2 bis c.p.a., l’eventuale annullamento dei provvedimenti di ammissione alle gare di appalto non elimina la necessità di impugnare anche l’aggiudicazione nel frattempo intervenuta.

L’annullamento dell’atto di ammissione, dunque, non ha effetto caducante rispetto al provvedimento di aggiudicazione, ma mero effetto viziante. Conseguentemente, l’eliminazione dell’aggiudicazione ad altro concorrente non consegue per caducazione automatica dall’annullamento dell’atto di ammissione, in quanto i vizi di quest’ultimo si riverberano sul provvedimento di aggiudicazione solo in via derivata.

Nella sentenza, si legge che il Consiglio di Stato ha ritenuto che: “L’utilità finale che insegue la domanda di annullamento delle ammissioni di cui all’art. 120, comma 2bis cit., è, pur sempre, l’affidamento dell’appalto sia pure mediante la riduzione del numero dell’imprese concorrenti (c.d. utilità strumentale o interesse intermedio); l’utilità, però, intervenuta l’aggiudicazione, non può essere realizzata più mediante l’eventuale sentenza di accoglimento poiché la stessa, per quanto detto, non comporta la caducazione automatica dell’aggiudicazione. Anche in questo caso, allora, allo scopo avuto di mira con l’instaurazione del giudizio si rende necessaria l’impugnazione dell’aggiudicazione medio tempore sopravvenuta”.