Opere incompiute: 647

06/07/2018 – Italia Oggi

Iduzione del 14% rispetto al 2016
Nel 2017 si sono ridotte del 14% le opere pubbliche incompiute, passate dalle 752 del 2016 alle 647 dello scorso anno; serviranno quasi 4 miliardi per completarle. È quanto emerge dalla lettura dell’ aggiornamento (al 31 dicembre 2017) dell’ anagrafe delle opere incompiute gestita dal ministero delle infrastrutture e trasporti ai sensi dell’ articolo 44-bis del decreto legge 201/2011 (convertito nella legge 214/2011), attraverso il dipartimento per le infrastrutture e gli affari generali del ministero (per le opere nazionali) e gli osservatori regionali dei contratti pubblici o altri uffici regionali a ciò preposti (per le opere regionali e di interesse locale). Il dato complessivo viene rilevato dal Simoi, Sistema informatico di monitoraggio delle opere incompiute del dicastero di Porta Pia che lo scorso anno aveva visto oltre 750 opere incompiute, definite tali dal regolamento attuativo della norma del 2011 in presenza delle seguenti condizioni: mancanza di fondi, cause tecniche che ne impediscano l’ ultimazione, sopravvenienza di nuove norme tecniche o disposizioni di legge, fallimento dell’ impresa esecutrice, o recesso dal contratto per motivi legati a infiltrazioni malavitose, o infine «mancato interesse al completamento da parte del gestore». In raffronto al 2016 il dato complessivo registra quindi una riduzione del numero delle opere incompiute che passano da 752 a 647 (un miglioramento quantificabile nel 14% in meno rispetto al 2016; in termini assoluti si tratta di 105 opere in meno). Il dato è in continuità con quello dello scorso anno confermando una ripresa a completamento delle opere, già registrata lo scorso anno. In prospettiva la situazione dovrebbe ulteriormente migliorare dal momento che a valle dell’ attuazione della disciplina in materia di programmazione dei lavori pubblici è stata prestata particolare attenzione al tema del completamento delle opere incompiute. In particolare, infatti, in base al decreto del ministero delle infrastrutture e dei trasporti 16 gennaio 2018, n. 14 contenente il «Regolamento recante procedure e schemi-tipo per la redazione e la pubblicazione del programma triennale dei lavori pubblici, del programma biennale per l’ acquisizione di forniture e servizi e dei relativi elenchi annuali e aggiornamenti annuali» (entrato in vigore a fine marzo), le stazioni appaltanti devono dare priorità ai lavori di completamento delle opere incompiute. Tornando ai dati le regioni che hanno ridotto maggiormente il numero delle opere non terminate sono il Piemonte (-50%), il Veneto (-44%) la Toscana (-40%) e la Puglia (- 37%); la provincia autonoma di Trento, passando da tre a un’ opera incompiuta ha segnato la migliore performance assoluta (-66,7%). In termini assoluti è la Sicilia, con 162 opere (tre in più del 2016, per un totale di quasi un quarto del totale nazionale) a detenere il non invidiabile primato delle incompiute (saranno necessari oltre 480 milioni per completarle), seguita dalla Puglia che, sia pure con una forte riduzione, rimane comunque a 54 opere. Complessivamente dai dati ministeriali emerge che ci vorranno 3, 982 miliardi per arrivare, nel tempo, alla completa realizzazione di quanto rimane «in sospeso» da molti anni. © Riproduzione riservata. ANDREA MASCOLINI