Autovie Venete e A22, ok lavori a spa regionali

06/07/2018 – Italia Oggi

Cds al Mit: conforme alla Ue lo schema affidamenti in house
È legittimo, dal punto di vista della normativa europea, lo schema dell’ affidamento in house di concessioni autostradali, che ricadono in più ambiti regionali, disposto dal ministero delle infrastrutture alle regioni e da queste ultime a società controllate da enti locali. È quanto ha precisato il Consiglio di stato, con il parere del 20 giugno 2018, n. 721, rispetto all’ affidamento in house delle concessioni autostradali A22 (Modena-Brennero) e A4 (Mestre-Trieste), in risposta ad una richiesta di parere formulata dal ministero delle infrastrutture il 13 aprile 2018 in relazione a tre profili: la legittimità di stipulare la convenzione di concessione in attuazione di quanto disposto dall’ articolo 13-bis del decreto legge 16 ottobre 2017, n. 148 dal ministero delle infrastrutture e trasporti, in qualità di concedente, con gli enti territoriali; la compatibilità con la normativa comunitaria di riferimento dell’ affidamento diretto pubblico-pubblico, cioè stato-enti territoriali, delle concessioni autostradali oggetto dei protocolli d’ intesa; l’ obbligo di applicazione dell’ art. 192 (iscrizione all’ albo Anac delle società che si avvalgono dello strumento dell’ in house providing) nel caso in cui il consorzio concessionario intendesse avvalersi della facoltà di costituire una propria società in house, senza la partecipazione di soggetti privati, quale società strumentale del medesimo consorzio per la gestione della convenzione. I giudici hanno precisato, in via preliminare, che il parere non intende «dare una patente di legittimità a tutta l’ attività amministrativa sino a qui compiuta dal ministero perché ciò esula dai poteri e dai compiti del Consiglio di stato, potendo la sezione solo fornire l’ interpretazione delle norme». Si tratta di una attività complessa, che ha visto anche una fitta interlocuzione con gli uffici di Bruxelles. Nel merito, il parere ha chiarito che la soluzione scelta dal legislatore con l’ adozione prima dell’ articolo 178, comma 8-ter, Codice dei contratti pubblici (che si sostanziano nell’ affidamento Mit-regioni-province autonome di Trento e Bolzano e successivo affidamento in house a società controllate) «è diversa rispetto alle alternative secche dell’ in house providing e dell’ accordo tra pubbliche amministrazioni previste dal quadro normativo sopra delineato». La prima fase si configura come «accordo fra amministrazioni dell’ accordo, ex articolo 15 legge 241/90, e vede contrapposti, da un lato, il ministero nella qualità di ente concedente e, dall’ altro lato, le regioni e gli altri enti pubblici nella vesta di soggetto concessionario» e quindi non rientra nello schema dell’ in house providing. Lo schema in house rileva invece nella seconda fase dove il ricorso all’ istituto dell’ in house providing è un «modulo organizzativo degli enti territoriali che, per evitare di essere in contrasto con la normativa comunitaria, deve avere i requisiti prima menzionati, frutto di accordo in sede europea, così come riferito nel quesito (partecipazione totalitaria, controllo analogo, incedibilità delle quote pubbliche e altro)». Infine, per l’ iscrizione nell’ elenco Anac, ha detto il parere, poiché gli enti territoriali sono concessionari, e non concedenti il servizio, «non devono procedere ad iscriversi nell’ elenco Anac perché nella normativa nazionale di riferimento non vi è un esplicito obbligo in tal senso». © Riproduzione riservata.